Cellulare manomesso, denuncia alla Polpost
Dopo mesi scopre che uno sconosciuto ha bloccato il codice Imei. Interviene l’associazione Robin Hood
TERAMO. A un certo punto il suo cellulare ha smesso di funzionare. E da allora è iniziata una odissea che ancora non si conclude per P.D.N., 40enne teramana. Che per uscire da una situazione di impasse si è rivolta all’associazione “Robin Hood”.
La donna ha fatto un classico contratto per l’acquisto a rate di un telefonino con la compagnia telefonica. Ma dopo un anno il cellulare ha smesso di funzionare. Lei ha chiamato il centro assistenza Wind e le hanno detto che è tutto a posto, che forse è guasto il cellulare. A questo punto la donna lo ha portato ad aggiustare, ma senza risultato, è dunque ritornata al servizio tecnico per farlo controllare di nuovo, ma le hanno ribadito – pure certificandolo – che il cellulare non ha alcun difetto. Finalmente si scopre l’arcano: le è stato bloccato il codice Imei, una sorta di “carta d’identità” del cellulare. «La signora a questo punto», spiega il presidente dell’associazione, Pasquale Di Ferdinando, «fa un'istanza alla società, in cui sostanzialmente chiede il ripristino del telefonino precisando di essere in regola con i pagamenti. Le rispondono che è una pratica lavorata, forse qualcuno ha digitato il suo Imei sbagliando un numero. Ma non si può fare niente». Ora l’associazione ha avvitato una procedura per ottenere un risarcimento dalla società di telefonia e contemporaneamente è stata presentata una denuncia polizia postale per vedere se ci sono delle rilevanze di carattere penale nella vicenda.
«Da novembre P.D.N. ha il cellulare bloccato e deve pagare le rate alla finanziaria», sintetizza Di Ferdinando, «si tratta di uno smartphone che utilizzava per il lavoro, ha perso tanti dati importanti: ora i cellulari sono mini computer, se si bloccano il danno è enorme. Ora ne acquisterà uno nuovo e poi chiederà il rimborso». (a.f.)
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