Centrale Cona, l’ostacolo ora diventano i ministeri

Non sarà semplice né veloce ottenere le autorizzazioni per spostare l’impianto Lo hanno detto Enel e Terna al convegno organizzato dal comitato di quartiere
TERAMO. Enel e Terna subito al lavoro sullo studio di fattibilità per lo spostamento della centrale elettrica dal quartiere Cona a contrada Gattia, ma il vero ostacolo sarà il rilascio delle necessarie autorizzazioni ministeriali. È quanto emerso ieri nel convegno organizzato dal comitato di quartiere Cona, che si batte da tempo per far partire la delocalizzazione dopo 17 anni di promesse e progetti. L'associazione, infatti, ha ripreso in mano la situazione sottoponendola con forza alle istituzioni e in particolare alla Regione perchè fosse inserita nel Masterplan.
«Una bella prova di democrazia, non come quelle di chi organizza insulti sulla rete», ha detto durante l'incontro il presidente della Regione Luciano D'Alfonso, riferendosi all'iniziativa del comitato. E poi ha aggiunto: «Abbiamo "cucito" plurali realtà istituzionali su una questione che ha pregiudicato una parte della città di Teramo. Basilare anche il fatto che non ci sono "nemici"».
Tutti d'accordo, dunque, nello spostare altrove la cabina primaria Enel (questo il termine tecnico dell’impianto comunemente chiamato centrale), dove arrivano i fili dell'alta tensione di Terna, ma oltre al problema dell'iter burocratico bisognerà affrontare quello delle risorse. «I 2,5 milioni (del Masterplan, ndr) probabilmente non basteranno», ha detto il sindaco Maurizio Brucchi. «Sia io che il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino chiediamo la collaborazione a due realtà importanti. Qualcosina ce la devono: a gennaio durante la nevicata problemi ce ne sono stati, anche se l'Enel ha fatto molto per affrontare una situazione eccezionale». Brucchi ha annunciato di aver incontrato la presidente dello Zooprofilattico Manola Di Pasquale per attuare una possibile soluzione per l'utilizzo dei terreni in contrada Gattia, di proprietà dell'istituto. Intanto per Di Sabatino la prima cosa da fare è stipulare una convenzione fra Comune e Regione in cui si indichino i tempi e, subito dopo, un accordo di programma con Enel e Terna per individuare i costi. «Le attività per cui non serve autorizzazione devono iniziare subito», ha detto il presidente della Provincia. All’ Enel spetterà redigere lo studio di fattibilità sul sito indicato. «Il gioco di squadra è determinante per il percorso autorizzativo, influenzato anche dalle regole del Masterplan», ha detto il responsabile Affari istituzionali area centro dell’Enel Fabrizio Iaccarino, «la complessità degli interventi richiede un iter altrettanto complesso». Già dalle prossime ore verrà redatto il progetto che interessa, da un lato, lo spostamento delle linee di alta tensione di Terna che arrivano alla cabina e, dall’altro, il trasferimento di quest’ultima. «Il cantiere in sé sarà cosa semplice, il nodo da sciogliere riguarda le autorizzazioni», ha detto il direttore Affari generali di Terna Stefano Conti. «L'Enel è fortunata: deve chiederle a Comune e Provincia, a noi invece toccano quelle ai ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico. Verosimilmente a inizio 2018 partirà il procedimento autorizzativo che non sappiamo quando si concluderà».
Con lo spostamento della centrale potrebbe risolversi anche un problema urbanistico per il quartiere Cona, dove attualmente non sono presenti luoghi di aggregazione, come ricordato da Raffaele Raiola, architetto dell'associazione Demos. La proposta del comitato è di realizzare una piazza dove ora si trova la centrale e dei parcheggi nell'area di fronte, occupata da un edificio di servizio dell’Enel. «Il comitato di quartiere è ancora in campo per operare in maniera costruttiva e favorire un'intesa programmatica fra le varie parti coinvolte», ha concluso il presidente del comitato Domenico Bucciarelli, «peraltro l'area a Gattia è di considerevoli dimensioni. Perchè non programmare in un prossimo piano regolatore su di essa e nelle zone limitrofe una serie di attività utili al riequilibrio socioeconomico di Teramo?»
Chiara Di Giovannantonio
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