Centro rifiuti, partiti i ricorsi «Illegittimi gli atti del Comune»

Comitati cittadini e aziende della zona contro la realizzazione dell’impianto a Fonte dell’Olmo Gli oppositori puntano sui mancati espropri e sull’assenza di valutazione di impatto ambientale
ROSETO. Sono partiti ieri i ricorsi al Tar, presentati da diverse associazioni e attività commerciali contro il Comune di Roseto e la Provincia di Teramo, per bloccare i progetti di realizzazione del centro del riuso e del centro di raccolta rifiuti nel quartiere Fonte dell’Olmo.
Gli atti, che sono stati notificati ieri al Tar dell’Aquila e che saranno depositati tra circa 10 giorni, sono firmati dai rappresentanti dei tre comitati e associazioni cittadine, ovvero Lorena Mastrilli per il comitato “quartiere Fonte dell’Olmo”, Monia Petraccia per il comitato “No al centro raccolta rifiuti nel cuore della cittadella dello sport”, e Marcello Di Febo per le associazioni sportive, oltre all’Ascom Abruzzo e alle tre aziende della zona, cioè “Acqua & Sapone”, “Globo” e “Dis Project”, rappresentati dagli avvocati Vincenzo Antonucci e Quirino Ciccocioppo del foro di Lanciano. I ricorsi, che puntano ad annullare le delibere relative ai finanziamenti e all’approvazione dei due progetti per il centro di raccolta rifiuti e il centro del riuso, si basano su tre motivazioni. La prima riguarda l’adozione della variante urbanistica semplificata in merito al terreno, giudicata “illegittima” nel ricorso: «Nel caso in esame», si legge nel ricorso, «non poteva essere posta in essere la procedura di variante semplificata, di cui all’articolo 19 del dpr 327 del 2001, come risulta palesemente dagli atti gravati, che il Comune di Roseto essendo proprietario del terreno su cui erigere i due centri, non procedeva al preventivo vincolo di esproprio e approvava il relativo progetto definitivo non indicando il detto vincolo di esproprio».
Nella seconda motivazione si sottolinea che «la delibera del consiglio provinciale di Teramo numero 33 del 2020, e la successiva delibera del consiglio comunale di Roseto numero 49 del 2020 si presentano illegittimi per violazione dell’articolo 107 del decreto legislativo 267 del 2000, in quanto la verifica puntuale della dotazione di standard di verde pubblico attrezzato veniva posta in essere non dal dirigente competente ma da un organo politico, ovvero un assessore»; infine il terzo motivo si riferisce alla valutazione ambientale strategica e alla valutazione di impatto ambientale, e nel ricorso si evidenzia che «la verifica della non assoggettabilità a Vas della variante in esame si presenta illegittima e viziata, in quanto il Comune di Roseto individuava ai fini della verifica l’autorità procedente e quella competente in capo al medesimo organo, ovvero il dirigente del settore tecnico del Comune, non garantendo che l’autorità fosse imparziale e indipendente». Le associazioni e i comitati in una nota precisano che «rimane l’amaro in bocca per aver dovuto procedere con un ricorso che nelle peggiori delle ipotesi ricadrà su noi cittadini e non sugli amministratori che, con sorda ostinazione, non hanno voluto rivalutare la localizzazione del progetto in un’area più idonea ma hanno scelto di snaturare un quartiere a vocazione sportiva che poco a che vedere con la gestione dei rifiuti». E così continuano «Ci auguriamo che il Tar, accogliendo le gravi anomalie procedurali che gli avvocati hanno individuato, blocchi il progetto ed eviti un danno all’intera comunità. Ringraziamo tutti i consiglieri di opposizione che ci hanno appoggiato, ovvero Mario Nugnes, Rosaria Ciancaione, Enio Pavone e Angelo Marcone, e grazie a tutti voi per il sostegno e l’interesse mostrato fino a ora, segno che i cittadini sono consapevoli e sanno difendere la propria città». Il Comune ora valuterà i termini del ricorso e poi deciderà il da farsi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

