Centro storico in agonia Chiusi negozi, bar e uffici

13 Novembre 2016

Montorio, diverse saracinesche sono rimaste abbassate negli edifici inagibili Il caso del calzaturificio Minervini: «Da agosto non so che fine farà la mia attività»

MONTORIO. Attività commerciali in ginocchio a Montorio nel centro storico, nuovamente transitabile dopo essere stato chiuso nei giorni successivi al terremoto del 30 ottobre. Ma se piazza Orsini e corso Valentini sono stati riaperti, diverse saracinesche sono rimaste abbassate, come quelle dello storico calzaturificio di Sarno Minervini, in piazza Martiri.

«L'attività è chiusa dal 22 ottobre», ha raccontato Minervini, forse beffato dalla burocrazia, «Dopo il terremoto del 24 agosto, il mio negozio è stato chiuso con ordinanza sindacale, per via di un edificio accanto dichiarato inagibile per rischio crollo. Nel giro di dieci giorni, dunque, sarebbero intervenuti per sanare la situazione. Ma poi, con le nuove scosse, si è bloccato tutto». Nel frattempo la scossa del 30 ottobre ha danneggiato il negozio e la sovrastante abitazione del commerciante, che aveva riportato già esito B dopo il sisma del 2009. «Sono quindi in attesa di un nuovo sopralluogo per capire», ha spiegato, «potrò riaprire se avrò ancora un esito B, diversamente dovrò chiudere dopo 44 anni il negozio aperto al ritorno dal servizio militare e trasferirmi». Ma non è facile trovare un locale nel centro storico «ne ho visti diversi, ma è un'incognita poiché bisogna vedere gli esiti degli edifici al di sopra. Comunque non è cosa da poco, poiché il locale era mio e non pagavo l'affitto».

E altri attendono di sapere il destino della propria attività. E' il caso di un bar il cui trasferimento risulta forse anche più complesso. «Spostarsi altrove», spiega il titolare, «significa innanzitutto accendere un nuovo mutuo, quando ne ho già uno che sto tuttora pagando per l'attività oggi chiusa. Cercare poi un luogo dove la stessa clientela possa seguirti. E ancora spostare un bancone e tutto il resto». A dover chiudere anche una pizzeria con forno a legna, il cui trasferimento, racconta il proprietario, è cosa non di non poco conto e ancora degli studi medici e legali. «Andare via dal centro storico», dice uno dei liberi professionisti che ha dovuto abbandonare il suo studio, «significa perdere quelle abitudini e quei volti familiari che hanno accompagnato le tue giornate».

In ginocchio anche tante famiglie costrette a lasciare la propria a casa. Emblematico è il caso di Faiano. «Un paese ormai morto», confessa uno degli abitanti, «abbiamo assistito impotenti al suo declino dal 6 aprile 2009. In pochi abbiamo resistito fino alla fine con la speranza che a breve qualcosa sarebbe cambiato, ma gli ultimi eventi sismici hanno segnato definitivamente la nostra frazione. Ciò che fa più rabbia è che le istituzioni non sono state in grado di agire con efficacia. La stessa amministrazione locale è attanagliata da una burocrazia che rende la macchina della ricostruzione impossibile da condurre con le attuali direttive».

Catia Di Luigi

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