Cerca di investire la ex, condannato

5 Aprile 2019

Due anni e tre mesi a un teramano accusato anche di aver preso a calci la donna davanti alla scuola dei due figli

TERAMO. Nelle aule di tribunali ormai i processi per maltrattamenti scivolano come in un catena di montaggio. Drammaticamente uguali.
Ieri l’ennesima condanna: quella a due anni e tre mesi di un 45enne teramano accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti della ex moglie. Con la contestazione di due episodi a dir poco inquietanti: secondo la Procura avrebbe cercato di investire con la macchina la donna e in una occasione l’avrebbe presa a calci davanti alla scuola frequentata dai due figli minorenni.
Al termine dell’istruttoria dibattimentale, con l’audizione di svariati testi, è arrivata la sentenza di condanna pronunciata dal giudice monocratico Sergio Umbriano.
Nella ricostruzione fatta nel corso delle indagini, delegate dal pm Laura Colica, sarebbero emersi vari episodi di maltrattamenti nei confronti della donna, la cui denuncia aveva fatto scattare l’inchiesta dell’autorità giudiziaria.
Secondo l’accusa l’uomo, tra il 2014 e il 2015, in più occasioni si sarebbe presentato sul posto di lavoro della donna con cui era in corso una separazione insultandola e offendendola. In un episodio l’avrebbe trattenuta nel bagno del locale impedendole di uscire.
Sempre secondo la ricostruzione della Pubblica accusa l’uomo più volte sarebbe passato in macchina sotto l’abitazione della madre della donna e davanti al posto di lavoro e in una occasione avrebbe cercato di investirla con lei successivamente medicata al pronto soccorso. In una occasione, inoltre, l’avrebbe aspettata davanti alla scuola frequentata dai figli e qui l’avrebbe presa a calci alla presenza dei ragazzini.
Tra le accuse contestate al 45enne teramano anche quella di aver perseguitato la ex tempestandola di telefonate di questo tenore: «Ti chiedo di tornare a casa altrimenti sarò costretto a chiedere la separazione con addebito». Nella denuncia presentata la donna aveva parlato di un atteggiamento violento nei nove anni di matrimonio tra schiaffi e vessazioni psicologiche. Ai militari aveva anche segnalato di essere seguita dall’uomo, anche in occasione del suo ingresso nella caserma dei carabinieri proprio per raccontare e chiedere aiuto.
È ipotizzabile che la difesa dell’uomo, una volta rese note le motivazioni della sentenza di condanna, decida di fare ricorso in Appello.
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