Cerrano asfaltato, un coro di proteste

Esposto del Soa: «Iniziativa scellerata». Pineto PartecipAttiva: «Nessuno ha sentito le associazioni»
PINETO. La Stazione ornitologica abruzzese Onlus ha inviato ieri mattina un esposto sulla questione dell’asfalto sulla strada di accesso alla Torre di Cerrano a Pineto. «Non possiamo che unirci al coro di coloro che reputano l’asfalto per la ciclabile del Cerrano», dice la Soa, «come un'iniziativa scellerata. Se si doveva intervenire era indispensabile guardare alle decine di progetti realizzati in altre città e aree protette in Europa. Esistono materiali e tecnologie adeguate a contesti di elevato valore paesaggistico facilmente reperibili sul mercato. Chiediamo quindi un approfondimento circa le autorizzazioni esistenti, il rispetto delle eventuali prescrizioni e l'eventuale congruità con le norme dettate dal decreto ministeriale 11 del 2017 che regola le attività nell'area marina protetta del Cerrano».
L’esposto della Soa si unisce alle proteste sull’asfalto alla Torre di Cerrano di qualche giorno fa del movimento civico “Pineto Partecipattiva”. «Senza consultare le associazioni ambientali del territorio», ha fatto sapere il movimento, «si è pensato di utilizzare asfalto tradizionale aggiungendo una striscia nera color petrolio senza rispetto per la storia e la natura del luogo. Non può essere una giustificazione il fatto che la strada era già asfaltata, quando si interviene per migliorare le caratteristiche di un luogo che si va valorizzando non solo per la mobilità sostenibile ma anche per la qualità dell'ambiente, bisogna avere una sensibilità attenta su questo tema, specialmente per un'area marina protetta».
Nell’esposto della stazione ornitologica abruzzese c’è anche la questione dei tagli di vegetazione spontanea a Fosso Concio a Silvi. «La foce del Concio, seppur pesantemente colpita dalla cementificazione nel passato con interventi sciagurati», continua la Soa, «rappresentava uno dei pochissimi tratti di vegetazione semi-naturale su chilometri e chilometri di spiaggia fortemente antropizzata, un rifugio residuo per anfibi e uccelli. Tra l'altro continuare ad alterare con interventi di questo tipo quell'ambiente non fa che peggiorare ulteriormente problemi come le zanzare oppure i cattivi odori derivanti dalla putrefazione delle alghe che proliferano. Quando si disturba un ambiente il risultato è favorire le specie opportuniste che si moltiplicano a dismisura. La vegetazione spontanea migliora anche la qualità delle acque. Insomma, la cosiddetta ‘pulizia’ della vegetazione è una cattiva pratica fondata su credenze anti-scientifiche. Anche per questo chiediamo un approfondimento sulle autorizzazioni e il rispetto delle eventuali prescrizioni». (l.v.)
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