Chi resiste meglio alla crisi? Teramo è 40esima in Italia

15 Luglio 2014

E’ la posizione occupata nella classifica nazionale stilata dal Sole 24 Ore sulla base di alcuni indicatori del benessere. In Abruzzo va peggio solo a Pescara

TERAMO. In sette anni di crisi, ci sono città che hanno pagato il prezzo più alto in termini di benessere, altre che hanno resistito meglio. In testa alle province abruzzesi dove la crisi si è fatta sentire di più c’è Pescara al 24° posto su 103 province, seguita al 40° posto da Teramo che precede l’Aquila, collocata al 44° posto, e infine da Chieti che con la 88ª posizione è stata la meno colpita in Abruzzo dalla scure dell’impoverimento dovuto alla crisi economica. Posizioni di metà classifica per le abruzzesi rispetto alle città italiane che si trovano in testa, cioè quelle che ne hanno risentuito di più: Viterbo, Latina e seguite da Novara. Quelle che ne hanno risentito meno sono Vicenza, Bolzano, Modena.

E' la classifica emersa da un'indagine pubblicata sul numero di ieri del Sole24 Ore, che mette a punto sulla base di dieci indicatori (fra i quali la disoccupazione, il volume dei prestiti, il valore degli immobili, il numero di laureati, la spesa per i medicinali, la quantità di rifiuti prodotti, il numero delle automobili) un vero e proprio indice di "resistenza" alla crisi.

Il quotidiano economico ricorda che in sette anni di crisi (dal 2007 al 2013) il tasso di disoccupazione è raddoppiato salendo al 12,2% e i depositi in banca sono saliti anche come scelta di risparmio. Significativo tra gli indicatori teramani, secondo quanto fotografato dal quotidiano economico, è la diminuzione in provincia di Teramo del ricorso all’indebitamento: il timore di non poter onorare i propri impegni (ma anche la minore disponibilità del settore creditizio) hanno tagliato del 7,4% l’importo medio dei prestiti personali sull’intero territorio nazionale nel periodo preso in esame (2008-2013), percentuale che scende fino al 25% in province come Teramo, La Spezia e Pistoia.

La fotografia del Sole 24 Ore non si discosta da quella sulla povertà delle famiglie teramane che la Cgil ha fatto con i dati Istat elaborati dal Cresa. Nel giro di sette anni le famiglie in condizioni di povertà relativa sono passate da 19.056 (il 15,7% nel 2009) a 25.207 (il 19,8% nel 2013).

«Si tratta del dato peggiore delle province abruzzesi», spiega il segretario della Cgil di Teramo Alberto Di Dario, il quale imputa questo dato alla scure che si è abbattuta sul comparto manifatturiero che rappresenta in provincia di Teramo il 25,1% del settore industriale contro la fetta del 9,2% rappresentato dall’edilizia e il 62,7% dei servizi. Fortemente eroso anche il patrimonio delle famiglie teramane che si aggira mediamente su 257mila euro a nucleo familiare contro i 363mila euro di media in Italia e i 280mila in Abruzzo.

Marianna De Troia

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