Chiese, le modalità della ripartenza preoccupano i preti

Malumore tra i parroci per le disposizioni: è attribuita a loro tutta la responsabilità del rispetto delle norme anti-Covid
TERAMO. La “croce” caricata sulle spalle dei sacerdoti da lunedì sarà assai pesante. Ripartire in condizioni sfavorevoli li preoccupa e li carica di ansia. Le linee guida diramate dalla diocesi di Teramo e Atri, a sentire alcuni parroci, non incoraggiano ma disorientano e preoccupano. Sentirsi definire “rappresentanti legali dell’ente ecclesiastico” dà subito l’idea del carico di responsabilità. E poi ci sono da fare la sanificazione da parte di una ditta specializzata prima dell’igienizzazione quotidiana, la scorta di mascherine e guanti, preparare i collaboratori per la gestione dei fedeli (che non potranno entrare in chiesa senza protezioni). Il tutto sempre sotto la responsabilità dei sacerdoti, che dovranno garantire la distanza anche da statue e immagini sacre per evitare di toccarle.
L’EUCARESTIA CON LE PINZE. Il rito sarà stravolto. Dalla diocesi arriva il suggerimento di distribuire la comunione con le pinzette (disposizione che a detta di alcuni sacerdoti non c’è nelle linee guida della Cei). Prima, però, il celebrante deve lavare le mani e se usa i guanti deve bruciarli alla fine della messa. «Pinzette? Scherziamo! Stiamo parlando del corpo di Cristo e non di un tozzo di pane qualunque. Sarebbe stato meglio proseguire con la comunione spirituale», dichiara qualcuno. I preti peraltro dovranno fare tutto da soli perché sarà limitata la presenza di concelebranti e ministranti.
LA QUESTUA NON C’È. Cambia l’offertorio, durante il quale i fedeli non metteranno più l’obolo. Al suo posto potranno essere raccolte le offerte con una cassetta posta fuori dalla chiesa. «La devoluzione così intesa nulla ha a che fare con l’offertorio, durante il quale il fedele rinuncia a qualcosa di suo», affermano i preti scontenti. Spariscono anche l’acqua benedetta, il segno di pace, il coro, il foglio domenicale.
PRETI SENZA TAMPONI. Si pone poi il problema dello stato di salute dei sacerdoti. Nessuno, per fortuna, nella diocesi di Teramo risulta malato. Ma chi può dire che nessuno sia positivo? Nessuno ha fatto il tampone. E se ci fosse un asintomatico fra loro? O fra i collaboratori? Sta poi alla responsabilità dei fedeli non andare a messa se si è positivi o si ha febbre. Ma ai sacerdoti resta comunque la responsabilità del controllo.
LA CONFESSIONE. Non si può fare usando la tecnologia perché il sacerdote deve imporre le mani per l’assoluzione. Ma non si può stare a distanza ravvicinata. Quindi, il consiglio che arriva è di farla all’aperto mantenendo il distanziamento, non uno di fronte all’altro.
I SOLDI DELLA CEI. Qui la polemica cresce. La Cei, dicono alcuni parroci, ha dato alla diocesi duemila euro a parrocchia per le spese delle utenze. «Ci vengano dati subito», dicono, «per pagarle. Non è corretto usare i soldi spettanti alle parrocchie per acquistare le pettorine dei collaboratori».
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