Chiesto il processo per 2 donne L’accusa: «Assenteismo alla Asl»

3 Novembre 2021

Il procedimento riguarda un medico e un’assistente sociale, indagate per truffa e false attestazione Gli inquirenti: «Entrambe uscivano per fare la spesa e acquisti vari durante gli orari di lavoro»

TERAMO. La Procura mette un punto fermo sul caso delle due dipendenti Asl accusate di essersi assentate dal posto di lavoro e per questo licenziate dall’azienda sanitaria: nei giorni scorsi, infatti, il pm Davide Rosati ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per entrambe. Ora sarà il giudice per le udienze preliminari a decidere per un processo o per un non luogo a procedere.
Il caso è quello che riguarda il medico Lorella Prosciutti, 61 anni, e l’assistente sociale Liliana Di Nicola, 63 anni, all’epoca dei fatti contestate in servizio nella Rsa psicogeriatrica di Casalena, accusate di truffa e false attestazioni. Secondo l’autorità giudiziaria (oltre all’ordinanza di sospensione dal lavoro firmata all’epoca dal gip Lorenzo Prudenzano c’è stato anche il pronunciamento del Riesame che ha respinto il ricorso contro l’ordinanza) le due in più occasioni si sarebbero assentate dal posto di lavoro per fare acquisti e spese varie timbrando il cartellino l’una al posto dell’altra facendo così risultare sempre la presenza sul posto di lavoro anche quando in realtà non sarebbe stato così. Accuse che le indagate, entrambe assistite dall’avvocato Gennaro Cozzolino, hanno sempre respinto con forza sostenendo di aver rispettato le regole e di essersi assentate, laddove questo è contestato, solo per venire incontro alle esigenze dei pazienti in un particolare momento come quello della pandemia. Secondo l’autorità giudiziaria, dunque, le due si sarebbero assentate dal posto di lavoro per fare acquisti; secondo la difesa, invece, entrambe sarebbero uscite solamente per fare acquisti necessari agli anziani ospiti della struttura proprio in considerazione delle restrizioni legate al Covid e in molti casi, sempre secondo la difesa, lo avrebbero fatto anche su delega dei familiari degli stessi pazienti che proprio nell’ambito delle restrizioni per la pandemia non potevano visitarli. Nei mesi scorsi, intanto, le due sono state licenziate dall’azienda sanitaria e su questo la difesa ha annunciato ricorso. Le indagini, fatte dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale dell’Arma, hanno riguardato un periodo compreso tra gennaio e febbraio di quest’anno. Un arco di tempo in cui i militari hanno operato con l’installazione di un sistema di videocamere nei locali dell’azienda sanitaria in cui le due lavorano e di impianti Gps nelle vetture di entrambe. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini le indagate avevano chiesto di essere interrogate, ma successivamente hanno rinunciato.
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