Chiude il centro di formazione Guerrieri

Roseto, lettere di licenziamento a due addette. Per i religiosi della struttura «contributi in ritardo e costi troppo elevati»
ROSETO. Il centro di formazione professionale Afgp Guerrieri di Roseto (da tutti conosciuto come scuola dei preti) chiude i battenti. Lo aveva annunciato, otto mesi fa, padre Igor Manzillo, legale rappresentante dell’Afgp (associazione di formazione Giovanni Piamarta), il quale è tornato in questi giorni nella sede rosetana ( altre simili sono a Brescia e Milano) per comunicare ai dipendenti del centro locale l’interruzione del loro rapporto di lavoro con il centro, come da disposizioni assunte dal consiglio di amministrazione del gruppo. «Licenziamento per giustificato motivo oggettivo»: così si legge nella lettera indirizzata a due delle tre addette alla struttura. La terza non ha ricevuto ancora nulla perché al momento è in congedo matrimoniale. A nulla, quindi, sono valsi i tentativi di far tornare sulle proprie decisioni i vertici del centro, messi in atto sia dall’amministrazione comunale che dalla Regione. A monte di tale scelta «le innumerevoli difficoltà nel portare avanti l’attività formativa», ha spiegato padre Igor, «dovute anche ai ritardi nella concessione dei contributi, ma anche all’insostenibilità dei costi e, soprattutto, alla mancanza di sviluppo della stessa attività». Si chiude quindi un capitolo importante della storia rosetana, iniziato circa 60 anni fa con l’arrivo a Roseto dei primi sacerdoti della congregazione bresciana Sacra Famiglia di Nazareth, fondata da San Giovanni Battista Piamarta, i quali diedero vita al centro Guerrieri con relativo oratorio (il celeberrimo campo dei preti) e all’annessa parrocchia del Sacro Cuore, poi ceduta alla Curia di Teramo. Dal 2001 le attività di formazione sono a titolarità Afgp, ottenendo l’accreditamento di agenzia formativa, il che ha consentito alla sede di Roseto di svolgere attività di formazione riconosciute dalla Regione e anche in modo autonomo. Un duro colpo per Roseto la fine dell’attività di formazione professionale del centro, da dove in tutti questi anni si sono formati circa quattromila giovani, espulsi dal circuito scolastico tradizionale, i quali sono diventati bravi operatori di macchine utensili, impiegati soprattutto nel settore metalmeccanico. Non a caso tutti coloro che sono usciti dal centro rosetano hanno trovato subito un lavoro, anzi, a molti di essi sono giunte proposte di lavoro mentre frequentavano ancora la scuola. A questo punto bisognerà vedere quale sarà la decisione dei vertici della congregazione religiosa circa il futuro utilizzo della struttura che ospitava il centro di formazione. Si tratta di un edificio dotato di numerose aule, con laboratori multimediali all’avanguardia e un laboratorio con apparecchiature per addestrare i giovani.
Federico Centola
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