Chiude la Betafence, a casa 155 lavoratori

L’annuncio improvviso ai sindacati. Momenti di tensione con gli operai che bloccano l’uscita dei vertici aziendali
TORTORETO. La notizia è arrivata ieri pomeriggio come una doccia gelata e improvvisa per 155 lavoratori: chiude la Betafence di Tortoreto. È sciopero immediato: gli operai di turno, appena saputo, hanno abbandonato i macchinari e si sono piazzati all’esterno del cancello. Prima è stato stupore: i lavoratori non se lo aspettavano, qualcuno nella folla raccontava di aver scherzato sulla chiusura nelle settimane scorse, tanto era ritenuta un assurdo. Nonostante il Covid il lavoro c’è, anche se meno del solito.
Lo stupore si è poi trasformato in rabbia e i dipendenti hanno messo sotto assedio lo stabilimento, bloccando i cancelli, sotto l’occhio vigile dei carabinieri e degli agenti della polizia intervenuti: a rimanere chiusi all’interno per lunghi minuti, erano i vertici più alti del gruppo Præsidiad di cui Betafence fa parte. Proprio loro erano venuti da Londra a Tortoreto per la prima volta per una riunione con i dirigenti locali e con i sindacati, che è durata non più di cinque minuti. Tanto è bastato per dare la notizia della chiusura, senza preannunciarla e senza segnali premonitori. Motivata, sembra, con gli effetti economici mondiali dell’emergenza sanitaria.
Il sospetto è che il gruppo voglia in realtà delocalizzare, come già fatto di recente con la produzione dello stabilimento inglese della azienda sorella Hesco spostata in Polonia. I segretari provinciali della Fiom - Cgil Mirco D’Ignazio e della Fim - Cisl Marco Boccanera, hanno ldeciso di interrompere l’incontro, mettendo immediatamente nero su bianco le due righe che annunciavano lo sciopero fino a venerdì. «Non c’era altro da fare, non era una trattativa», hanno poi spiegato ai lavoratori, in un’assemblea improvvisata fuori dai cancelli, «comincia ora una lunga e dura battaglia, prepariamoci, si dovrà arrivare fino al ministero dello Sviluppo Economico». Quindi il tentativo di placare gli animi, di consentire ai vertici di Præsidiad di uscire dallo stabilimento. Le loro auto hanno provato invano una prima volta a varcare i cancelli, ma sono state costrette a indietreggiare, tra gli urli. Allora il direttore di stabilimento, nonché amministratore di Betafence Italia, Antonio Laudadio, è uscito per chiedere la “liberazione” dei vertici del gruppo che controllano la sua azienda. Ha tentato di addolcire in qualche modo la terribile decisione presa da chi è sopra di lui: «La chiusura è prevista per l’anno prossimo, faremo tutto il possibile, il vostro messaggio è arrivato ai vertici». L’assedio è finito in quel momento: i lavoratori hanno lasciato passare i Suv. Nonostante la rabbia, la battaglia non sarà combattuta con la violenza. Questa mattina alle 10 i 155 i dipendenti si incontreranno fuori al cancello per una assemblea. Domani mattina si terrà una conferenza stampa sul posto.
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