Chiusa l’inchiesta sulla discarica Il pm conferma tutte le accuse

Contestate violazioni ambientali ai 10 indagati del consorzio Piomba Fino e di Atri Ambiente Nel frattempo il sito di contrada Santa Lucia è stato dissequestrato dal tribunale del riesame
ATRI. La Procura conferma le accuse e chiude l’inchiesta sulla discarica di Atri. L’avviso di conclusione delle indagini, firmato dal pm Davide Rosati, arriva dopo che a febbraio il tribunale del Riesame ha dissequestrato il sito di contrada Santa Lucia accogliendo il ricorso presentato da Atri Ambiente, la società che gestisce in concessione l’attività di smaltimento dei rifiuti. Ora i dieci indagati potranno chiedere di essere ascoltati o di presentare memorie difensive. Successivamente la Procura stabilirà se fare una richiesta di rinvio a giudizio per tutti o solo per alcuni.
I sigilli erano scattati il 10 gennaio scorso quando i carabinieri del Noe avevano eseguito il decreto di sequestro firmato dal gip Domenico Canosa che aveva accolto la richiesta del pm Rosati. Nell’esame del sito, da tempo al centro di vivaci proteste da parte dei residenti, la Procura ha messo sotto accusa l’ampliamento entrato in funzione nel 2015. Un ampliamento, sostiene il pm, non conforme al progetto autorizzato e, di conseguenza, con una quantità di rifiuti abbancati superiore alle volumetrie concesse.
Le ipotesi di reato contestate ai dieci indagati, tra vertici del consorzio Piomba Fino (proprietario del sito) e Atri Ambiente (gestore), sono violazioni al testo unico ambientale. Dopo il provvedimento di dissequestro del Riesame il consorzio comprensoriale per lo smaltimento rifiuti urbani “Piomba-Fino” aveva diffuso una nota in cui, tra l’altro sosteneva che «il progetto relativo alla costruzione e gestione della discarica di Santa Lucia era stata già oggetto, nel luglio 2008, di valutazione di impatto ambientale con giudizio favorevole; la volumetria occupata dai rifiuti conferiti nella discarica alla data del 31 dicembre 2018 era ben inferiore rispetto a quella autorizzata; la norma dispone che la procedura di variante non sostanziale venga perfezionata prima della chiusura della discarica stessa». Di diverso avviso la Procura secondo cui nella discarica sarebbero stati abbancati più rifiuti di quelli previsti. Così si leggeva a questo proposito nel provvedimento di sequestro: «Visto lo stato del riempimento attuale emerge ad avviso del ct del pm, facendo riferimento ai quantitativi di rifiuti abbancati e considerando il più alto valore di compattazione, che tale invaso era stato realizzato con una volumetria superiore a quella del progetto e che le volumetrie autorizzate, sempre sulla base dei quantitativi abbancati, erano già state superate con conseguente contrasto dell’attuale esercizio della discarica con l’autorizzazione attualmente vigente».
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