Chiusi in un anno 188 bar e ristoranti

Saldo negativo elevato rispetto alle 109 attività aperte. D’Angelo (Fipe): colpa della liberalizzazione
TERAMO. Moria di bar e ristoranti, la provincia di Teramo segna un'emorragia senza precedenti. A lanciare l'allarme è la Fipe Confcommercio ovvero la Federazione pubblici esercizi, che nell'indagine annuale del settore, consegna uno stato di salute del comparto decisamente malandato, ma che regge solo sulla base del tourn-over.
Basti pensare che nel 2015 la provincia di Teramo ha visto aprire 109 attività tra ristoranti e bar, ma al contempo ne ha chiuse 188, con un saldo negativo di -79 pubblici esercizi. Secondi solo alla provincia di Chieti che conta un saldo negativo di 97 attività. Seguono Pescara con -69 e L'Aquila con un -66.
«L'elevato turn-over imprenditoriale che da sempre caratterizza il mondo dei pubblici esercizi», spiega Gianpiero D'angelo della Fipe Confcommercio, «è indice di vitalità e, al contempo, di fragilità per la dispersione di competenze e di investimenti che ne consegue. Giova ricordare, infatti, che il tasso di sopravvivenza a cinque anni delle imprese di questo settore è di poco superiore al 52%. Negli ultimi anni si è consolidato, complice la crisi, il saldo negativo tra aperture e chiusure e l'anno che si è appena concluso ne è ulteriore conferma».
D’Angelo ribadisce che il settore dei pubblici esercizi si dimostra ancora in difficoltà e che è «duramente provato da una liberalizzazione che ha stressato il mercato con un eccesso di offerta, tartassato da una eccessiva pressione fiscale e normativa».
Ma l’altro problema che individua il referente Fipe Confcommercio è nella concorrenza eccessivamente “libera”: «Il settore deve misurarsi quotidianamente non solo con competitor totalmente abusivi ma anche con altri che, in virtù di una supposta occasionalità o invocata assenza di scopi di lucro, in realtà si rivolgono alla stessa identica domanda senza rispettare obblighi fiscali, lavoristici e di sicurezza». (m.d.t.)
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