Chiusura disposta dal questore: l’Heaven presenta ricorso al Tar

I legali del locale: «Manca un valido strumento di prova sul superamento della capienza consentita Durante i controlli delle forze dell’ordine non ci sono stati fermi, arresti né interventi di sanitari»
TERAMO. Carenza dei presupposti per l'applicazione dell'articolo 100 del Tulps: muove da qui il ricorso al Tar depositato dai legali dell'Heaven, la discoteca di Villa Pavone chiusa dal questore di Teramo dopo un controllo del 20 febbraio. Quindici giorni di stop perché nel locale è stata riscontrata la presenza di un numero di clienti superiore al consentito (che è di 316). Secondo la polizia, da tre recenti controlli «è emerso il reiterato superamento del limite di capienza massima dei locali imposto nella licenza» e «all’atto dell’ultimo controllo era presente un numero di persone superiore al triplo rispetto a quello previsto, con gravi rischi sotto il profilo dell’incolumità fisica degli avventori». Circostanze che hanno portato al provvedimento di chiusura. Un atto impugnato dall'Heaven tramite gli avvocati Fabio Caprioni e Amedeo Di Odoardo che hanno presentato ricorso al Tar contestando la modalità di accertamento del numero dei clienti e la sussistenza di «un pericolo per l’ordine pubblico e per la sicurezza dei cittadini», come recita il provvedimento del questore nel quale si specifica che il 20 febbraio è stata accertata l’affluenza di «circa 1.250 persone e, in particolare, la presenza all’interno del locale alle ore 1.30 di circa mille avventori e dalle ore 2.00 alle ore 4.00 di circa 800 clienti».
Una ricostruzione che per i legali del locale manca di dati certi: «È manchevole l'indicazione di un valido strumento di prova idoneo a dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio la presenza di un numero di avventori superiore al consentito», si legge nel ricorso. Sul fronte del pericolo per l'ordine pubblico e la sicurezza, gli avvocati evidenziano che «né all’esterno né all’interno del locale sono stati mai eseguiti arresti o fermi di persone pregiudicate né in evidente stato di ubriachezza, così come alcun intervento delle forze dell’ordine è dato registrare nel periodo in commento. Del pari alcun intervento di personale sanitario è stato effettuato all’interno o all’esterno dei locali. La sicurezza richiamata sarebbe posta in pericolo, secondo i richiami presenti nel provvedimento, dalla presenza nel locale di un numero di persone superiore al consentito», numero che, insistono i legali, non è stato provato con riferimenti oggettivi.
A breve il Tar deciderà nel merito, mentre ieri ha respinto la domanda di sospensiva del provvedimento: trattandosi di un mero pregiudizio economico, per il tribunale non c'è carattere di necessità e urgenza di far riaprire il locale.
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