Cicloamatore morto, condanne per tre tecnici della Provincia

Il 57enne si schiantò su un camion fermo perché una frana mai rimossa restringeva la carreggiata Due anni e sei mesi all’ex dirigente Di Liberatore, pene di poco inferiori per De Sanctis e Melozzi
TERAMO. La sentenza di primo grado arriva a sette anni dai fatti e al termine di un procedimento passato da un giudice all’altro. Il caso è quello di Marino Urriani, il cicloamatore di 57 anni che nel 2016 morì dopo lo schianto contro un camion fermo sulla strada provinciale 1/B, ad Ancarano. Per la Pubblica accusa a causa di una frana che aveva provocato il restringimento della carreggiata e che non era mai stata rimossa. Una ricostruzione, quella della Procura, che è stata accolta in toto dal tribunale.
Ieri il giudice monocratico Marco Procaccini ha emesso tre condanne a carico di dipendenti ed ex della Provincia accusati a vario titolo di omicidio colposo e omessa manutenzione di quel tratto di strada. Si tratta di Leo Di Liberatore, all’epoca dei fatti dirigente del settore viabilità della Provincia e oggi in pensione, che è stato condannato a due anni e sei mesi; di Dario Melozzi, nella sua veste di responsabile del primo nucleo operativo viabilità della Provincia, condannato a due anni e quattro mesi, e di Lucio De Sanctis, all’epoca dei fatti coordinatore del primo nucleo operativo di viabilità e oggi in pensione che è stato condannato a due anni e due mesi. Il pm d’udienza Pierluigi Acciaccaferri aveva chiesto la condanna a un anno e quattro mesi per ciascuno.
Secondo la Procura (indagine dei pm Luca Sciarretta, ora a Pescara, e Stefano Giovagnoni ) su quella strada tre anni prima dell’incidente c’era stata una frana che aveva provocato un restringimento della carreggiata che non consentiva il passaggio contemporaneo di due mezzi. Per questo quel giorno il camionista (la cui posizione venne stralciata a chiusura delle indagini e poi archiviata) si era fermato per consentire il passaggio di un altro mezzo che procedeva in direzione opposta. E il ciclista, dopo aver percorso un tratto in discesa, finì proprio contro il mezzo fermo. La mattina dell’11 novembre del 2016 fa il 57enne operaio di Castorano, piccolo centro dell’Ascolano, morì sul colpo. Su quel tratto di strada che da Ancarano scende verso la Bonifica l’operaio stava viaggiando in sella alla sua bicicletta. Davanti a lui un furgone Iveco, mentre nell’altra direzione procedeva un camion che aveva rallentato visto che in quel tratto c’era il restringimento della carreggiata causato dalla frana. Secondo la ricostruzione fatta all’epoca dagli agenti della polstrada tutto avvenne in pochi istanti: il ciclista prima urtò con una spalla contro il furgone che lo precedeva e poi finì con la testa contro il camion che procedeva in senso opposto. Il giudice ha disposto una provvisionale di 200mila euro per le parti civili (i familiari della vittima) rappresentate dagli avvocati Alessandro Mariani e Adalberto Palestini. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Guglielmo ed Eugenia Marconi, Pietro Referza e Vincenzo Di Nanna.
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