Cimiteri, mancano i loculi e servono tredici milioni

4 Novembre 2018

D’Alberto: situazione drammatica, 534 richieste e solo 27 spazi per sepolture

TERAMO. Non c’è solo l’emergenza post terremoto a funestare la condizione attuale e quella futura dei cimiteri. A rendere la situazione «drammatica», come la descrive il sindaco Gianguido D’Alberto è anche la carenza di spazi per le sepolture. Emerge un quadro tutt’altro che incoraggiante dai sopralluoghi conclusi ieri dal primo cittadino e dal presidente della Team Pietro Bozzelli, nelle aree cimiteriali del territorio comunale. A Cartecchio D’Alberto, affiancato dall’assessore Valdo Di Bonaventura e da un drappello di consiglieri comunali, traccia un bilancio carico di ombre e interrogativi.
MANCANO LOCULI. A cominciare dalla cronica scarsità di tombe. «Abbiamo a disposizione appena 27 loculi sparsi nei cimiteri frazionali», spiega il primo cittadino, «a fronte di 534 richieste». La struttura messa meglio è quella di Caprafico che dispone di 12 spazi. A Rapino ce ne sono sei e quattro sia a Miano che a Garrano: il resto dei cimiteri ha zero loculi liberi. «Ci sono progetti di ampliamento per San Nicolò e altre aree», fa notare D’Alberto, «ma a causa del sisma dovranno essere rivisti». Il sindaco chiama in causa anche le inadempienze della passata amministrazione e cita come caso emblematico quello del cimitero di Sant’Atto. «Tante promesse e due campagne elettorali hanno caratterizzato il suo ampliamento», sottolinea il sindaco, «ma in realtà non sono stati completati neppure gli espropri dei terreni».
I DANNI DEL SISMA. A rendere ancor più cupa la «fotografia» scattata dal sindaco sulle aree cimiteriali si aggiungono le ferite aperte dai terremoti a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017. Comune e Team hanno messo rattoppi qua e là consentendo la riapertura almeno parziale dei cimiteri, ma per rimetterli in sesto serve uno sforzo economico notevole. «Solo per Cartecchio c’è bisogno di 10,5 milioni di euro», fa sapere D’Alberto, «mentre per le strutture frazionali la stima di spesa è di 1,6 milioni». Si tratta delle cifre necessarie per riparare i danni classificati E, che di fatto hanno determinato l’inagibilità di gran parte di padiglioni e cappelle sparse sul territorio comunale. La procedura per ottenere le somme e avviare i lavori di risanamento dovrà passare, dunque, per l’ufficio speciale per la ricostruzione. «Questi interventi finiranno nel calderone delle opere pubbliche», fa notare il primo cittadino, «e di conseguenza rischiano di trovarsi molto indietro nella scala delle priorità, con conseguenti ulteriori ritardi». Per rendere l’idea delle prospettive al momento esistenti il sindaco cita i primi due stralci dei decreti per il sisma del Centro Italia che hanno stanziato fondi per le scuole e altre strutture di proprietà degli enti locali come le sedi dei municipi. «Ai cimiteri non è stato destinato un solo euro finora», sottolinea D’Alberto, «così i tempi del recupero non potranno che essere lunghissimi, incalcolabili».
EREDITÀ SCOMODA. I tanti problemi dei cimiteri, però, non sono conseguenza unicamente dei terremoti. «A Miano, che presenta la situazione più critica», spiega D’Alberto, «ci sono gravi carenze che risalgono a prima dell’emergenza». Impossibile, dunque, non tirare in ballo i predecessori dell’attuale amministrazione e la procedura andata a vuoto per l’individuazione del nuovo socio privato della Team a cui sono affidati anche i servizi cimiteriali oltre alla raccolta differenziata dei rifiuti. «Tutti gli interventi nei cimiteri erano ricompresi nel bando di gara che non ha portato ad alcun esito ed è stato ritirato», osserva D’Alberto, «ma siamo rimasti fermi per due anni, i progetti sono stati interrotti e di fatto oggi dobbiamo ripartire da zero». Una prima ricognizione tra le pieghe del bilancio ha permesso d’individuare appena 160mila euro disponibili per i cimiteri: un’inezia rispetto alle esigenze manutentive, al di là dei ripristini post terremoto, e di nuovi spazi poste in risalto dai sopralluoghi. Le esigenze di sicurezza non derivano solo dai danni del terremoto. «In quasi tutti i cimiteri ci sono problemi di dissesto idrogeologico», fa sapere Bozzelli, «per risolverli servono soldi».
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