Cimorosi: «Così si rovina un patrimonio di Roseto»

2 Novembre 2017

ROSETO. «Io non voglio commentare, mi dispiace per i loro genitori. I furbi restano dietro le quinte, gli stupidi vanno davanti. Sono atti che non c’entrano nulla con lo sport e siamo molto...

ROSETO. «Io non voglio commentare, mi dispiace per i loro genitori. I furbi restano dietro le quinte, gli stupidi vanno davanti. Sono atti che non c’entrano nulla con lo sport e siamo molto rammaricati. Dispiace perché questi ragazzi non hanno riguardo per un patrimonio di Roseto che è la pallacanestro». Parla così il presidente del Roseto basket Daniele Cimorosi dopo i gravi fatti avvenuti domenica scorsa a Forlì fuori dal palazzetto. Diciannove tifosi del Roseto basket sono stati bloccati dalla polizia appena scesi dall’autobus che li aveva portati nella città romagnola per assistere alla gara Forlì-Roseto, perché trovati in possesso di spranghe di ferro e coltelli. Un arsenale cospicuo quello trovato nel pullman, sotto i sedili e nelle cappelliere: tredici tubi di metallo, due coltelli a serramanico, nove bombe carta, una fionda e un pezzo di cemento, oltre a qualche dose di droga. Un armamentario che doveva servire per una spedizione punitiva che i tifosi rosetani volevano mettere in atto per vendicare il raid compiuto nel febbraio scorso (forse, ma non è mai stato accertato, ad opera di tifosi forlivesi) nel bar “Baraonda” a Roseto, classico luogo di ritrovo dei tifosi rosetani prima di ogni partita. Ora i diciannove fermati rischiano 5 anni di Daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive), che potrebbero salire a 8 in caso di recidiva, e per alcuni potrebbero scattare anche denunce penali. Nella domenica precedente, dopo la gara interna del Roseto contro Udine, i tifosi contestarono la società, in particolare il presidente, e alcuni di loro andarono nell’hotel Liberty, di proprietà di Cimorosi, dove ribaltarono alcuni tavoli e sedie all’esterno dell’albergo. «I tifosi hanno la piena legittimità di criticare, di commentare, di obiettare, dato anche il momento critico della squadra e io li capisco», aggiunge il numero uno del Roseto basket, «ma quello che è successo domenica a Forlì no: con la violenza non si risolve nulla ed è sempre da condannare». I tifosi non rilasciano dichiarazioni. (l.v.)
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