«Cinghiate se non prendeva tutti 10 a scuola»

23 Novembre 2023

Il racconto di alcuni ex compagni del liceo classico: «Non usciva mai perché il genitore non voleva»

TERAMO. «Lui all’epoca era un ragazzo intelligente e molto studioso, ma il padre lo prendeva a cinghiate se non aveva tutti dieci. E lui aveva sempre voti molto alti»: a raccontarlo sono alcuni ex compagni del liceo classico di Francesco Di Rocco da lunedì in carcere con l’accusa di aver ucciso a coltellate il padre 83enne Mario, ex capostazione delle ferrovie, al termine di una violenta lite scoppiata nell’abitazione di viale Crispi, un alloggio sopra la stazione ferroviaria.
Gli ex compagni di scuola, che annunciano l’intenzione di chiedere un permesso per andarlo a trovare in carcere, continuano: «Francesco non poteva uscire il pomeriggio, doveva solo e sempre studiare. Non poteva frequentare amici, non poteva andare alle feste, non poteva fare la passeggiata per il corso che a una certa ora del pomeriggio tutti noi facevamo. Viveva come un recluso. Quando abbiamo fatto la festa per l’anniversario dei 25 anni dal diploma lo abbiamo chiamato per venire ma lui ci ha detto che il padre non voleva che uscisse e quindi non sarebbe venuto».
Nell’appartamento che padre e figlio dividono sono circa le 23 di lunedì quando tra i due scoppia l’ennesima lite, una delle tante. Perché, anche se i vicini raccontano di non averli mai sentiti urlare, tra chi li conosceva era risaputo il fatto che i rapporti fossero ormai tesi, difficili. Una situazione di malessere molto peggiorata da due anni, da quando era morta la moglie della vittima e madre di Francesco. I primi accertamenti tecnici eseguiti dai carabinieri del comando provinciale nell’appartamento di viale Crispi raccontano che davanti ai fendenti l’anziano abbia tentato di allontanarsi e di schivare quei colpi cercando riparo in un angolo della casa. Ma, dicono sempre le prime indagini, le coltellate sono continuate fino a quando l’ex capostazione si è accasciato a terra ormai in fin di vita. A questo punto la richiesta di aiuto del figlio e l’arrivo immediato dell’ambulanza del 118 con gli operatori che da subito hanno capito la gravità delle condizioni dell’uomo colpito con svariati fendenti.
In ospedale, poco dopo le 23, Mario Di Rocco è arrivato già in condizioni gravissime: al Mazzini è morto intorno alle 4 e per il figlio, da poco trasferito in carcere dalla caserma dopo il provvedimento di fermo disposto dall’autorità giudiziaria, l’accusa da tentato omicidio è diventata quella di omicidio aggravato dai futili motivi e dal rapporto di parentela. (d.p.)
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