Cirsu, la Deco toglie la sua parte di rifiuti

E scoppia una polemica contro il Csa: «Come è possibile che non abbia ancora provveduto?»
NOTARESCO. Ultimate dalla Deco le operazioni di rimozione dei rifiuti organici di propria competenza dai capannoni di Grasciano del Cirsu. Lo stesso non si può dire per il Consorzio stabile ambiente (Csa) dell’Aquila, che non ha ancora dato il via all'intervento impostogli dalla Regione. «Ci si chiede come mai sia possibile che la società Csa non solo non abbia provveduto alla rimozione dei rifiuti di propria spettanza ma, ancor di più, di come ciò avvenga nell’indifferenza generale», si legge in una nota della Deco. La società di Rodolfo Di Zio ha così voluto annunciare la fine dei lavori effettuati in seguito ad un provvedimento della Regione, lasciando «l’area che ospitava i rifiuti in condizione igienico-sanitarie mai viste negli ultimi 20 ann». La direzione del servizio rifiuti della Regione aveva infatti imposto in un’ordinanza, ricevuta dalla Deco lo scorso 14 marzo, di procedere alla rimozione ed allo smaltimento/recupero a proprie spese dei rifiuti presenti nel polo tecnologico del Cirsu, per un quantitativo totale di circa 2200 metri cubi. Il Csa invece, quale successivo gestore per provvedimento del giudice delegato (il Cirsu era stato dichiarato fallito il 10 settembre 2015), avrebbe dovuto svolgere le stesse operazioni per un quantitativo di undicimila metri cubi di rifiuti accumulati dall’attività svolta prima della chiusura del polo. Le cose però sono andate diversamente, è infatti in corso da alcuni mesi una diatriba fra il Csa e la e la Regione. Il consorzio aquilanoi avrebbe dovuto portare via i rifiuti dai capannoni entro il 14 aprile, ma ha prima presentato un ricorso al Tar impugnando il provvedimento e poi invocato una proroga di 90 giorni. Iniziative che non hanno fatto altro che far slittare ulteriormente i tempi.
Piergiorgio Stacchiotti
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