Cittadinanze facili I funzionari indagati respingono le accuse
Residenze fittizie a brasiliani a Pineto e Notaresco: ascoltati dal gip alcuni ufficiali di stato civile coinvolti nell’inchiesta
PINETO. Sono iniziati ieri mattina, davanti al gip Roberto Veneziano, i primi interrogatori dei 12 ufficiali di stato civile e vigili urbani coinvolti nell’inchiesta del pm Stefano Giovagnoni sul presunto giro di residenze fittizie rilasciate a cittadini brasiliani con avi italiani nei Comuni di Roseto, Pineto, Notaresco e Castellalto, per i quali la Procura ha chiesto la misura interdittiva della sospensione dal servizio.
Ad essere ascoltati, l’ufficiale di stato civile del Comune di Pineto Elisabetta Coletti, assistita dall’avvocato Monica Passamonti, e l’ufficiale di stato civile del Comune di Notaresco Berardo Dino Di Martino, assistito dall’avvocato Daniele Di Furia, che hanno risposto a tutte le domande rigettando ogni accusa. Otto, in particolare, i capi di imputazione contestati alla dipendente del Comune di Pineto, quattro di falso ideologico e quattro di abuso d’ufficio, rispetto ai quali il suo legale ha depositato una corposa documentazione volta a far cadere ogni accusa, dimostrando il corretto operato della donna. Diverse le accuse mosse a quest’ultima dalla Procura, accuse che vanno dall’aver rilasciato la cittadinanza ad alcuni brasiliani prima ancora dell’acquisizione della residenza da parte dei cittadini interessati all’aver proceduto alla determina prima di avere la relativa comunicazione da parte del consolato generale. In un caso, inoltre, le viene anche contestato di aver attestato che la richiesta di cittadinanza fosse stata presentata quando l’interessato era già in Italia mentre in realtà si sarebbe trovato ancora in Brasile, mentre per quel che concerne l’abuso d’ufficio la Procura ipotizza che in concorso con un vigile urbano del Comune abbia “pilotato” gli accertamenti sulla residenza.
«Nel corso dell’udienza la mia assistita ha illustrato tutte le procedure, spiegando tra l’altro come non abbia alcuna funzione o competenza rispetto all’ufficio anagrafe e a quello di polizia municipale», ha sottolineato al termine dell’udienza l’avvocato Passamonti, «ed abbiamo presentato una memoria in cui dimostriamo l’infondatezza di tutte le contestazioni per ogni singolo capo di imputazione dimostrando, carte e documenti alla mano, come ogni determina sia stata emanata solo in data successiva all’acquisizione di tutta la necessaria documentazione». Lo stesso legale, nel sottolineare come alla base della richiesta della misura interdittiva ci sia il presunto pericolo di reiterazione del reato, ha fatto presente come la sua assistita non si occupi più del rilascio delle cittadinanze fin da aprile 2017.
Le indagini, che contano 22 indagati (oltre ai dipendenti comunali ci sono infatti 10 titolari di agenzie d’intermediazione colpiti da divieto di dimora), erano partite due anni fa.
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