Cittadinanze facili, ricorsi al tribunale del Riesame

I quattro ufficiali di stato civile indagati chiedono di annullare la sospensione L’Inchiesta riguarda dipendenti comunali di Roseto, Pineto, Notaresco e Castellalto
TERAMO. La prima mossa comune è quella del ricorso al tribunale del Riesame contro la sospensione. È questa la strategia adottata da alcune delle difese dei quattro ufficiali di stato civile dei Comuni di Roseto, Pineto, Notaresco e Castellalto sospesi per dieci mesi dal gip Roberto Veneziano nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte cittadinanze facile a brasiliani che vantano avi italiani. Così hanno annunciato gli avvocati Monica Passamonti per il dipendente di Pineto e l’avvocato Daniele Di Furia per quello di Notaresco.
L’inchiesta del pm Stefano Giovagnoni a luglio aveva già portato alla notifica di dieci ordinanze di divieto di dimora in provincia per altrettanti titolari di agenzie di intermediazione. Dodici i dipendenti pubblici per i quali la Procura aveva chiesto la sospensione dal servizio. Per gli altri otto, tutti vigili urbani, il gip ha rigettato la richiesta. L'inchiesta, avviata due anni fa dalla squadra mobile nella quale ai quattro funzionari vengono contestati il falso in atto pubblico e l'abuso d'ufficio continuato ed in concorso, avrebbe fatto emergere come 690 cittadinanze, richieste nei quattro comuni dal 2015 al 2017 da altrettanti cittadini brasiliani, siano state rilasciate senza i relativi presupposti. Un vero e proprio business, secondo la Procura, organizzato dalle agenzie di intermediazione per velocizzare le pratiche relative all'ottenimento della cittadinanza attraverso un giro di residenze fittizie e che avrebbe permesso agli stessi intermediari di guadagnare dai 3 ai 4mila euro per ogni pratica. A far scattare l'inchiesta erano state le numerose richieste di passaporti presentate in questura da parte di brasiliani che avevano da poco ottenuto la cittadinanza italiana. Da qui l'avvio di un'indagine che avrebbe fatto emergere il presunto giro di false cittadinanze che ruotava in particolare attorno all'attestazione di una stabile residenza nei comuni interessati da parte dei richiedenti. Requisito essenziale ma che in realtà, nei casi incriminati, secondo l'accusa, era del tutto assente. In particolare, secondo la Procura, in molti casi, al contrario di quanto attestato dagli ufficiali di stato civile, la richiesta di cittadinanza sarebbe stata presentata quando i brasiliani interessati si trovavano ancora in Brasile e in molti atti di concessione della cittadinanza gli stessi ufficiali avrebbero attestato che si era in presenza di tutte le condizioni per il legittimo riconoscimento quando in realtà non era così. Accuse tutte da provare in un eventuale processo.(d.p.)
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