Cittadinanze fasulle, respinti tutti i ricorsi

Restano i divieti di dimora per 10 dei 22 indagati nell’inchiesta sui permessi rilasciati ai brasiliani
TERAMO. Il giudice respinge i ricorsi e mantiene tutti i divieti di dimora imposti nell’ambito dell’inchiesta sul presunto giro di residenze fittizie rilasciate ai cittadini brasiliani con avi italiani nei Comuni di Roseto, Pineto, Notaresco e Castellalto.
I rigetti delle istanze fatte dai difensori sono stati firmati dal gip Marco Procaccini e riguardano i dieci indagati, quasi tutti titolari di agenzie di intermediazione, per cui nei giorni scorsi ci sono stati gli interrogatori di garanzia. Nell’inchiesta sono indagati anche 12 vigili urbani e ufficiali di stato civile dei Comuni coinvolti. Per loro la Procura ha fatto richiesta di misura interdittiva e su questo il gip si pronuncerà dopo gli interrogatori fissati tra qualche settimana. Secondo l'inchiesta del pm Stefano Giovagnoni, negli ultimi anni ci sarebbe stato business organizzato da agenzie di intermediazione per velocizzare le pratiche relative all'ottenimento della cittadinanza e questo attraverso un vero e proprio giro di residenze fittizie. Questo, sempre secondo l’accusa della Procura, attraverso un meccanismo, escogitato da queste agenzie, che ruotava, grazie alla connivenza di rappresentanti delle istituzioni pubbliche, attorno all'attestazione di una stabile residenza nei comuni interessati da parte dei richiedenti. Requisito essenziale ma che in realtà, nei casi incriminati, era del tutto assente.
Nel corso delle indagini gli uomini della squadra mobile – insieme a quelli del commissariato di Atri – hanno infatti accertato come in molti casi, al contrario di quanto attestato dagli ufficiali di stato civile, la richiesta di cittadinanza fosse stata presentata quando i brasiliani interessati si trovavano ancora in Brasile e come in molti atti di concessione della cittadinanza gli stessi ufficiali avessero attestato che si era in presenza di tutte le condizioni per il legittimo riconoscimento quando in realtà non era così. Perché spesso, al momento del rilascio, non era ancora stata effettuata la verifica della residenza abituale, mentre in altri casi il relativo controllo da parte della polizia municipale si era estrinsecato nel solo sopralluogo presso le abitazioni indicate. Abitazioni che in realtà sarebbero state occupate solo per il tempo necessario ad ottenere l’agognato documento e dove in precedenza avevano dichiarato la dimora abituale molti altri cittadini brasiliani.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

