Cittadinanze fasulle, ventidue indagati

Residenze fittizie ai brasiliani a Roseto, Pineto, Notaresco e Castellalto: accusati titolari di agenzie e dipendenti comunali
TERAMO. Ventidue indagati, 10 ordinanze di divieto di dimora in provincia per altrettanti titolari di agenzie di intermediazione e 12 richieste di misure interdittive per vigili urbani e ufficiali di stato civile dei Comuni di Notaresco, Pineto, Roseto e Castellato. A due anni dall'avvio delle indagini l'operazione "Cidadania" – cittadinanza in portoghese – mette un primo punto fermo nell'inchiesta relativo alle residenze fittizie per l'ottenimento della cittadinanza tramite naturalizzazione da parte di cittadini brasiliani che vantano avi italiani. Inchiesta che ieri mattina ha portato alla notifica delle prime dieci ordinanze chieste dal pm Stefano Giovagnoni e che nelle prossime settimane vedrà il gip del tribunale di Teramo esprimersi sulle richieste di misure interdittive nei confronti dei dipendenti e funzionari comunali. Su tavolo, secondo la Procura, un vero e proprio business organizzato da agenzie di intermediazione per velocizzare le pratiche relative all'ottenimento della cittadinanza e questo attraverso un vero e proprio giro di residenze fittizie. «Si tratta di un'indagine sviluppata in modo encomiabile dalla squadra mobile della questura di Teramo», ha sottolineato il procuratore capo Antonio Guerriero, «che ha portato all'individuazione di un vero e proprio business per l'ottenimento veloce della cittadinanza da parte di brasiliani che vantano avi italiani. Questo attraverso un meccanismo, escogitato da queste agenzie, che ruotava, grazie alla connivenza di rappresentanti delle istituzioni pubbliche, attorno all'attestazione di una stabile residenza nei comuni interessati da parte dei richiedenti». Requisito essenziale ma che in realtà, nei casi incriminati, era del tutto assente. Nel corso delle indagini gli uomini della squadra mobile – insieme a quelli del commissariato di Atri – hanno infatti accertato come in molti casi, al contrario di quanto attestato dagli ufficiali di stato civile, la richiesta di cittadinanza fosse stata presentata quando i brasiliani interessati si trovavano ancora in Brasile e come in molti atti di concessione della cittadinanza gli stessi ufficiali avessero attestato che si era in presenza di tutte le condizioni per il legittimo riconoscimento quando in realtà non era così. Perché spesso, al momento del rilascio, non era ancora stata effettuata la verifica della residenza abituale, mentre in altri casi il relativo controllo da parte della polizia municipale si era estrinsecato nel solo sopralluogo presso le abitazioni indicate. Abitazioni che in realtà sarebbero state occupate solo per il tempo necessario ad ottenere l’agognato documento e dove in precedenza avevano dichiarato la dimora abituale molti altri cittadini brasiliani. Un meccanismo che secondo il procuratore sarebbe stato riprodotto anche in territori diversi dalla provincia di Teramo, con le indagini ancora in corso e con le forze dell'ordine che non escludono ulteriori sviluppi. «Credo che in provincia di Teramo, in questa situazione, sia stato squarciato un velo di omertà su questo fenomeno», ha commentato il questore Enrico De Simone, « l'ufficio ha fatto un grande salto di qualità perché siamo in presenza di reati di difficile accertamento». All'epoca a far scattare le indagini erano state le numerose richieste di passaporti presentate in questura da parte di brasiliani che avevano da poco ottenuto la cittadinanza italiana.
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