Clienti gay sequestrati, nuovi testi in aula

21 Maggio 2024

A processo tre cittadini nigeriani accusati anche di rapina e lesioni, sentiti i poliziotti dell’indagine 

TERAMO. Le accuse, tutte contestate in concorso, vanno dal sequestro di persona a scopo estorsivo alla rapina e lesioni: nuova udienza ieri mattina del processo in corso davanti alla Corte d’assise (presieduta dal giudice Francesco Ferretti, a latere il giudice Marco D’Antoni più i giudici popolari) a tre cittadini nigeriani arrestati l’anno scorso.
I tre, secondo l’accusa, avrebbero approcciato le vittime utilizzando un’app per incontri omosessuali con falsi nickname, poi le avrebbero minacciate per costringere a pagare somme variabili tra 100 e 400 euro. Accuse sempre respinte. Secondo le difese, infatti, «la richiesta di denaro avveniva solo dopo la prestazione sessuale, regolarmente svolta e preventivamente concordata anche sotto l'aspetto economico». I tre sono difesi dagli avvocati Tulliola e Luigi Immanuel Aloè e Andrea Palazzeschi. Ieri in aula sono stati sentiti i poliziotti della squadra mobile e della polizia postale che all’epoca dei fatti raccolsero la denuncia delle parti offese che non si sono costituite parti civili. Le indagini inizialmente sono state portate avanti dalla Procura teramana (pm titolare Davide Rosati) ma dopo i primi arresti sono passate alla Procura distrettuale dopo che, in sede di convalida dei primi provvedimenti, il gip di Teramo aveva dichiarato l’incompetenza funzionale per il tipo di reato di competenza della Distrettuale. Da qui il passaggio per competenza alla Procura distrettuale con il gip dell’Aquila che all’epoca firmò le ordinanze di custodia per i tre, due dei quali trovati nel Teramano e uno a Milano.(d.p.)
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