Cmp, cento operai messi in cassa integrazione

24 Settembre 2014

Martinsicuro, dopo l’ammissione al concordato preventivo in continuità muove i primi passi il piano di rilancio: per ora lavora una ventina di addetti

MARTINSICURO. Un anno di cassa integrazione straordinaria per i 104 addetti della Cmp di Martinsicuro, L’azienda il 29 luglio scorso è stata ammessa al concordato preventivo in continuità. La Cmp è la quinta carpenteria italiana, entrata in crisi, sostanzialmente, per i cronici ritardi nei pagamenti da parte dello Stato ai fornitori.

La Costruzioni metalliche prefabbricate è infatti specializzata nella realizzazioni di grandi opere come ponti autostradali. Ha sempre svolto commesse per grandi gruppi, realizzando lavori importanti sulla Salerno-Reggio Calabria e nella costruzione, negli Anni Ottanta, dello stadio San Paolo di Napoli. E i ritardi nei pagamenti da parte dello Stato hanno creato alla Cmp una serie di problemi, determinante ad esempio la perdita di un lavoro in Algeria appunto perchè l’azienda non aveva il Durc (documento unico di regolarità contributiva) in ordine a causa di qualche problema di liquidità. «E' una vertenza di Stato», commenta Giampiero Dozzi, segretario della Fiom Cgil, «le aziende che hanno queste dimensioni non hanno una struttura finanziaria come i grandi gruppi, le banche non si espongono e vanno in crisi. L'azienda ora si sta riposizionando con la partecipazione diretta, senza subappalto, alle gare. Auspichiamo un suo rilancio, tantopiù che si inserisce in un territorio molto colpito dalla crisi, basta citare le vertenze Veco e Atr. Si tratta inoltre di un’azienda che ha ricevuto riconoscimenti per la perizia e il tipo di soluzioni tecniche che riesce a mettere in campo: è da tutelare in tutti i modi. Ci sono ottime professionalità da salvaguardare».

L'azienda dovrebbe occupare per le prime settimane un quarto della forza lavoro, ma in prospettiva c’è un aumento dell’attività.

«E’ un’azienda che va salvata», aggiunge Antonio Liberatori, segretario della Fim Cisl, «ai tempi d'oro aveva più di 200 lavoratori, oggi più di cento ma altamente professionali, hanno maturato un'esperienza importante. Su questo noi siamo impegnati, ma è chiaro che si chiede anche, visto che la Cmp ha sempre lavorato con il pubblico, che la politica non rimanga fuori dal dialogo. Ormai le carpenterie in Italia chiudono, questa bisogna mantenerla con le unghie e con i denti anche per quello che potrebbe rappresentare in futuro per il territorio. Rispetto a questo anche la politica deve essere coinvolta». I sindacati precisano che seguono molto da vicino tutti gli sviluppi.

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