Cocaina agli amici, arrestato carabiniere

È un vice brigadiere di 51 anni in servizio a Castelnuovo Vomano, secondo gli inquirenti spacciava per pagarsi le dosi
TERAMO. I carabinieri che indagano sul collega hanno il sospetto che una delle consegne dello stupefacente possa essersi tenuta persino in caserma, da quanto sarebbe emerso dalle intercettazioni telefoniche e ambientali. Il vice brigadiere arrestato, però, era cauto nei suoi movimenti: quando vendeva cocaina per pagarsi le dosi che lui stesso consumava, lo faceva in una rete fidelizzata. L’accortezza non è bastata: è stato arrestato dai colleghi, insospettiti dai suoi comportamenti, insieme ai due fornitori dello stupefacente.
Il carabiniere accusato di spaccio di stupefacenti è Franco Caviti, vice brigadiere di 51 anni di Basciano e in servizio alla stazione di Castelnuovo Vomano. È finito ai domiciliari insieme a chi, secondo gli inquirenti, era sopra di lui nella rete: Roberto Tarquini, 46enne di Teramo, e Antonio Tortella, 36enne di Castelli, entrambi già pregiudicati per reati specifici. Almeno otto, invece, i clienti accertati del carabiniere. Tra loro professionisti, impiegati e operai, tutti insospettabili: incensurati o comunque non pregiudicati per reati legati allo spaccio di stupefacenti.
La vicenda è stata resa pubblica ieri mattina in conferenza stampa, nel tentativo anche di mostrare piena trasparenza, dal comandante provinciale dell’Arma Emanuele Pipola, dal comandante provinciale del nucleo operativo dei carabinieri Luigi Dellegrazie e dal pm Davide Rosati, che ha coordinato le indagini.
L’operazione dei carabinieri è scattata nella notte tra il 25 e il 26 febbraio. Sei le perquisizioni effettuate con le unità cinofile, ai tre arrestati e ad altrettanti clienti. Trenta i militari dell’Arma che hanno partecipato all’operazione contro il proprio collega. Accertamenti sono ancora in corso. Le indagini sono partite ad agosto proprio dai carabinieri stessi, insospettiti dal comportamento del collega. Hanno permesso di ricostruire un giro di spaccio che muoveva ogni mese tra i 300 e i 500 grammi di cocaina di alta qualità. Secondo gli inquirenti il vicebrigadiere la comprava da un pluripregiudicato noto alle forze dell’ordine, poi la rivendeva ai suoi clienti fidelizzati che, in alcuni casi, la smerciavano a loro volta. Quando a ottobre il fornitore del vicebrigadiere fu arrestato per altri motivi, il carabiniere allora cominciò a rivolgersi a un altro pregiudicato, in qualche modo legato al giro di affari del primo. Il sistema ricostruito dagli inquirenti era a credito, non prevedeva quindi uno scambio economico immediato, ma solo a conclusione della vendita dello stupefacente avuto in consegna. La rete fidelizzata di compra-vendita di cocaina interessava la città di Teramo e i comuni di Basciano, Torricella Sicura e Penna Sant’Andrea.
Le indagini sono tate tutt’altro che semplici. E per tanti motivi. Lo ha fatto capire il pm, secondo cui niente è stato lasciato al caso e nessun dettaglio trascurato, sottolineando lo spirito di collaborazione dell’Arma e la capacità tecnica messa in campo per l’operazione. Una difficoltà confermata anche dal tenente colonnello Dellegrazie, che però ha concluso: «Siamo stati severi e trasparenti».
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