Cocaina dalla Colombia, via al processo

Davanti al tribunale 19 imputati accusati di un maxi traffico di droga destinata alla costa teramana
TERAMO. Via al processo per la cocaina proveniente dalla Colombia e dalla Spagna. È iniziato ieri davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) il processo a carico di 19 imputati, in gran parte stranieri, accusati di un maxi traffico di droga proveniente dalla Colonia e dalla Spagna. Il dibattimento scaturisce da uno stralcio della maxi inchiesta antidroga denominata “Barrik” che nel 2012 riuscì a disarticolare un’ organizzazione così scaltra ed organizzata da far scendere in campo lo scrittore Roberto Saviano che, quando scattarono 58 arresti, scrisse su Facebook e Twitter: «L’Abruzzo è diventato centrale come area di stoccaggio della cocaina perché considerato territorio sicuro, isolato e insospettabile.
L’indagine, coordinata dal pm della Procura distrettuale David Mancini, aveva scoperto tre livelli di organizzazione gerarchica: dai capi ai collaboratori corrieri fino a chi vendeva lo stupefacente sul territorio. Per tutti regole ben precise. I corrieri dovevano ingerire almeno trenta ovuli di cocaina ricoperti con cera aromatizzata al cioccolato e al rum per ingannare l'olfatto dei cani agli aeroporti. Il trasporto eccezionale veniva pagato da tremila a quattromila euro. Il pericolo era solo uno: rottura degli involucri nello stomaco e morte sul colpo. Ma i cittadini dominicani reclutati erano disposti a correre questo rischio. Di volta in volta venivano contattati da un intermediario dell'organizzazione che aveva il compito di sceglierli e prepararli al viaggio. E l'organizzazione preferiva soprattutto le donne, meglio se accompagnate da bimbi perché meno sospettabili. Non solo ovuli. La droga arrivava anche allo stato liquido nascosta in contenitori per aerosol o schiuma da barba. Si torna in aula il 16 maggio.(d.p.)
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