Colleatterrato, protesta di un gruppo di sfollati

I residenti delle case Ater: «Chiediamo dignità e rispetto. La politica è assente» Ricostruzione lenta: c’è chi invoca il modello Friuli come unico esempio da seguire
TERAMO. A tre anni dal terremoto la rabbia degli sfollati delle case Ater di Colleatterrato per una ricostruzione che stenta a partire cresce ogni giorno di più. E così ieri mattina sono tornati a protestare, accusando la politica, da quella nazionale a quella locale, di averli lasciati soli. Portavoce della protesta, alla quale hanno preso parte una trentina di sfollati, Tonino Serafini, che ha sottolineato come a distanza di tre anni non sia stato ancora aperto un cantiere. «Chiediamo dignità e rispetto», ha detto Serafini, «qui dal 2016 ad oggi non è cambiato nulla, non c’è una gru. La politica continua ad essere completamente assente , dallo Stato alla Regione. Il presidente Marsilio non si è mai degnato di venire qui a Colleatterrato. Se si vuol fare una passeggiata lo accogliamo e gli facciamo vedere cosa è successo in questa zona. Tutte le palazzine Ater, anche quelle nuove, sono state danneggiate».
Gli sfollati sono tornati a contestare anche la decisione, da parte della Regione, di acquistare le abitazioni invendute per assegnarle, temporaneamente, agli sfollati. Anche perché in molti hanno paura che non si tratti di una soluzione temporanea. «Dicono che si tratta di una sistemazione di emergenza», ha sottolineato Serafini, «ma come si fa a parlare d’emergenza a distanza di tre anni. È una presa in giro. Noi vogliamo rientrare nelle nostre case». Serafini ha ribadito più volte come il quartiere di Colleatterrato sia ormai diventato un quartiere fantasma e come molti sfollati, la maggior parte dei quali anziani, se non si accelera la ricostruzione potrebbero di fatto non tornare più nelle proprie abitazioni. «La colpa è la nostra», ha aggiunto un altro residente, costretto dopo il sisma a lasciare il proprio appartamento, «perché quando ci sono le elezioni non dovremmo andare a votare. Qui dopo tre anni, nonostante le promesse, non è cambiato nulla». Tra gli sfollati, ieri, c’era anche chi reclamava a gran voce il modello Friuli. «Ho fatto il militare in Friuli all’epoca del terremoto», ha raccontato uno sfollato, «in pochissimo tempo hanno ricostruito tutto. Il giorno dopo erano tutti al lavoro». Non è escluso che nelle prossime settimane gli sfollati tornino nuovamente a protestare. Perché a tre anni dal sisma continuano a sentirsi abbandonati. La lo rabbia, oltre che alle dichiarazioni, l’hanno affidata anche ai diversi striscioni appesi fuori alle abitazioni inagibili. Tra questi, ce n’è uno che sintetizza più degli altri il loro pensiero: “Il terremoto ci ha tolto la casa, i politici la dignità». (a.m.)
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