Colleparco, giardini come foreste Gli studenti: «Più corse per i bus»

L’area verde viene curata dai residenti che chiedono più attenzione da parte del Comune Potenziare i trasporti permetterebbe agli universitari di vivere diversamente la città e l’ateneo
TERAMO. Una passeggiata per Colleparco, impegnativa tra l’altro per via delle sue ripide salite, non può che culminare nel nuovo parchetto inaugurato ormai da qualche anno. La sua percorrenza però non è semplice, vista la fitta vegetazione che la rende a tutti gli effetti una foresta. A meno che non sia stata già ripulita dagli abitanti del quartiere. Racconta così infatti Leonardo De Remigis, titolare del bar pizzeria “Colleparco”: «Non funziona niente, è sempre tutto uguale. I giardini vengono puliti da noi ma il parco giochi verte in uno stato di abbandono. D’estate poi ci sono i serpenti, è pericoloso». Un problema che si aggiunge alle «strade poco curate», come afferma Carlo De Amicis. Il giardino infatti viene potato da un gruppo di volontari del quartiere ogni due mesi, nell’attesa dell’intervento comunale. Dice così il presidente del comitato di quartiere Armando Villanova: «Mi auguro che tutti i quartieri e le frazioni ritrovino una manutenzione programmata. Noi non abbiamo avuto grossi problemi per il post terremoto ma abbiamo quello dei trasporti pubblici e della poca considerazione dell’università, da parte del Comune, negli ultimi anni. Voglio sperare che ci sarà un contatto diretto tra comitati e amministrazione, in modo tale che ci sia un filtro tra le problematiche del territorio e del Comune».
Tra i macroscopici problemi che Colleparco chiede di risolvere è quello della scarsa integrazione che l’ateneo ha con il quartiere. Totalmente assente, come dice lo studente Guerino Di Martino, «l’indotto universitario: mancano completamente i servizi. Gli studenti non prendono casa qui perché non c’è vita. Non c’è addirittura un supermercato». Passa poi al problema del collegamento urbano: «Vengo da Campovalano e quando scendo dall’extraurbano a piazza Garibaldi spesso ho la coincidenza con il 7 (la linea che porta all’università, ndr) dopo 20 minuti. Alcune volte è pieno e devo aspettare un’altra corsa: si dovrebbero mettere più linee o aumentare almeno gli autobus». Dello stesso avviso è la studentessa Danila Di Pretoro: «Tra il 6 (la linea di autobus di Colleparco, ndr) e il 7 c’è una coincidenza di cinque minuti, è troppo poco: aumentarla a 15 avrebbe più senso per migliorare il servizio. Le strade per salire nel quartiere sono pericolose soprattutto per i bus pieni: qualche anno fa uno di essi stava quasi per ribaltarsi poiché trasportava troppi studenti. E poi si finisce per scendere a piedi anche perché non ci sono più mezzi dopo una cert’ora». Lancia poi una proposta per i pendolari: «Ci vorrebbe una maggior coordinazione tra i bus e il treno preso dai pendolari». Una nota finale viene da Paolo Pratense, presidente del consiglio studentesco: «L’università dovrebbe essere uno dei motori dell’economia della città. Per rilanciarla basterebbe rivedere il numero di corse: una specifica per l’ateneo e un’altra per collegarla alle periferie. Il 7 il pomeriggio non fa corse, il 6 ne fa una ogni mezz’ora e la sera terminano. Di conseguenza l’ateneo non può aprire la biblioteca negli orari serali, poiché gli studenti non saprebbero come tornare a casa. Se la città migliorasse questo servizio, ne gioveremmo tutti».
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