Colonnella caso nazionale per il mobbing in Comune

26 Maggio 2015

La sentenza che risarcisce l’ex funzionaria dell’anagrafe finisce sul “Sole 24 Ore” «L’ente è responsabile anche se la condotta proviene da un altro dipendente»

COLONNELLA. La vicenda della dipendente dell’ufficio elettorale che ha vinto nei tre gradi di giudizio contro il Comune di Colonnella una causa per mobbing diventa un caso nazionale, finendo sulle pagine del “Sole 24 Ore”. Ma soprattutto, la sentenza di terzo grado farà giurisprudenza. La Corte di Cassazione, nel dare ragione alla donna a cui è stato liquidato il danno, ha sostanzialmente riconosciuto un principio nuovo. Dice la Suprema Corte che «la sottrazione delle mansioni, la conseguente emarginazione, lo spostamento senza plausibili ragioni da un ufficio all'altro, l'umiliazione di essere subordinati a quello che prima era un proprio sottoposto, l'assegnazione a un ufficio aperto al pubblico senza possibilità di poter lavorare, così rendendo ancor più cocente la propria umiliazione» costituiscono elemento di pressione psicologica. Ma, soprattutto: «La circostanza che la condotta di mobbing provenga da altro dipendente in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro (il Comune di Colonnella)… ove questo sia rimasto colpevolmente inerte alla rimozione del fatto lesivo». Vuol dire che l’inerzia o la tolleranza dell’ente nei confronti del superiore della dipendente sottoposta a mobbing costituisce responsabilità solidale. E a rispondere, pertanto, sono il Comune ed il dirigente sotto cui la dipendente stava. Gli ermellini hanno infatti stabilito che gli elementi costitutivi del mobbing c’erano tutti. Per cui la Corte di appello che nel 2010 si espresse favorevolmente alla ricorrente aveva sentenziato in maniera giusta.

La causa di mobbing contro il Comune di Colonnella aveva portato ad un risarcimento di 82mila euro (spese incluse) che l’amministrazione di Leandro Pollastrelli, che quella vertenza la ereditò, ha liquidato per evitare ulteriori aggravi di costi, senza per questo rinunciare al ricorso in Cassazione. Ora, a distanza di quasi cinque anni, arriva anche il pronunciamento della Cassazione che mette fine alla querelle iniziata nell’aprile del 1999, quando al Comune di Colonnella era sindaco Augusto Di Stanislao. La storia di A.D.M. è iniziata il 1° aprile 1999 in occasione della preparazione delle consultazioni elettorali. La donna, responsabile dell’ufficio anagrafe, si rifiutò di adempiere alle direttive dell’amministrazione comunale in quanto ritenute dalla funzionaria non corrette. Dello stesso parere fu la prefettura di Teramo, che nominò d’urgenza un commissario ad acta per la revisione delle liste elettorali. Da qui è cominciata l’odissea della dipendente, costretta a vivere sul luogo di lavoro atteggiamenti e azioni discriminatori e ad intentare una causa da cui, dopo oltre 15 anni, è uscita vittoriosa.

Alex De Palo

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