Comitato pro Mazzini, lettera ai candidati al Parlamento

9 Settembre 2022

TERAMO. Il comitato pro Mazzini, che si batte per lasciare l’ospedale di Teramo dov’è ora, ha scritto una lettera aperta ad alcuni candidati al Parlamento, per la precisione Francesca Persia (Forza...

TERAMO. Il comitato pro Mazzini, che si batte per lasciare l’ospedale di Teramo dov’è ora, ha scritto una lettera aperta ad alcuni candidati al Parlamento, per la precisione Francesca Persia (Forza Italia), Giulio Sottanelli (Azione), Attilio D’Andrea (Cinque Stelle), Antonio Zennaro (Lega Salvini) e Marilena Rossi (Fratelli d’Italia Meloni).
Scrive il portavoce del comitato Domenico Bucciarelli: «Le tematiche sulla realizzazione di un nuovo ospedale a Teramo e sulla riorganizzazione della sanità teramana sono state poste negli ultimi anni da parte nostra all’attenzione dei cittadini teramani. Sono state raccolte più di settemila firme, trasmessi e pubblicati numerosi comunicati stampa, praticati numerosi incontri con i rappresentanti delle istituzioni pubbliche e dei partiti e convocate assemblee cittadine. Lo scrivente comitato è formato da 32 comitati di quartiere e associazioni civiche che hanno perorato e perseguono tuttora l’idea che l’ospedale Mazzini debba rimanere il nosocomio di Teramo, attraverso un suo possibile miglioramento anche sismico e una sua riqualificazione con ampliamento. Tutto quanto avendo una disponibilità da parte della Regione di una somma già sufficiente di 120 milioni, assegnata in gran parte (82 milioni) dal ministero della Sanità nell’anno 2017, per la messa in sicurezza sismica. Respingiamo con forza l’idea della realizzazione di un nuovo ospedale in località Piano d’Accio, in un sito che, oltre ad essere ambientalmente inadatto, provocherebbe un’ulteriore desertificazione della città e un rilevante consumo di suolo con abbandono delle strutture esistenti. Il costo dell’intervento a Piano d’Accio ammonterebbe a 350 milioni, a fronte dei 120 stimati per la riqualificazione dell’esistente Mazzini. La differenza di 230 milioni – tra i 350 previsti e i 120 disponibili – sarebbe da ricercare attraverso un project financing da ammortizzare in 20 anni da parte della collettività. A nostro giudizio tale opzione (Piano d’Accio) apparirebbe grave per i danni ambientali, sociali e finanziari legati all’operazione».
Il comitato conclude con l’invito ai candidati: «Su questa importante tematica desidereremmo che i candidati al prossimo Parlamento, a difesa degli interessi del territorio teramano che intendono rappresentare, dicessero la loro con dichiarazioni pubbliche ovvero con comunicati stampa. Siamo disponibili anche ad incontri».(red.te)