Commercio, la ripresa in città è ancora lontana

Su Facebook una fotogalleria di negozi vuoti, ma per Grimi il peggio è passato Duri invece D’Angelo e Belgiglio: «Stiamo peggio che nei comuni vicini»
GIULIANOVA. La crisi e il fisco hanno picchiato duro anche a Giulianova, dove il commercio ha pagato il suo conto salatissimo in termini di attività costrette a chiudere. In attesa delle statistiche annuali della Camera di commercio Maurizio Di Filippo, giovane commerciante del lido, ha trascorso qualche ora del suo tempo a fotografare le saracinesche abbassate e le vetrine con i cartelli con su scritto “vendesi” e “affittasi” nelle vie principali della città. Sfogliando l’album di quasi 90 scatti pubblicato su Facebook si passa in rassegna una realtà ormai perduta con negozi storici che hanno ceduto il passo alla recessione. L’abbigliamento sembra avere avuto la peggio ma dentro al calderone delle chiusure non mancano ottici, ristoranti, bar, alberghi, accessori per la casa ed elettrodomestici. Spazzate via anche profumerie e rivendite di oggetti da regalo.
«L’anno peggiore è stato sicuramente il 2014», secondo Gianluca Grimi, vice presidente provinciale di Confesercenti e assessore al bilancio del Comune, «mentre nel 2015 le aperture di nuove attività sono state maggiori rispetto alle cessazioni. Sono i piccoli negozi ad avere ridato fiato al commercio. Riscontriamo un buon andamento della piccola ristorazione, stabile il settore turismo, mentre si registra un continuo ricambio nell’abbigliamento e una crescita della vendita ambulante». Guarda al futuro con ottimismo Grimi anche se non nasconde le difficoltà: «Si dovranno prendere iniziative serie per combattere l’abusivismo che c’è stato anche a Natale e Capodanno. Non solo repressione ma anche informazione».
Una città ferma rispetto ai territori vicini, che non riesce ad agganciare la ripresa del commercio, quella tratteggiata da Gianpiero D’Angelo, vice presidente provinciale della Fipe: «A Giulianova i commercianti non riescono a fare rete e l’assenza di una politica di programmazione da parte dell’amministrazione comunale frena le capacità di investimento delle imprese. Non si può pensare di introdurre la tassa di soggiorno senza una concertazione né le imprese possono avviare investimenti senza avere un calendario di manifestazioni su cui confrontarsi. E poi siamo ancora senza un assessore al commercio dopo le dimissioni di Katia Verdecchia».
Per Pietro Belgiglio, ex responsabile di Confcommercio e oggi attivo nel comitato delle partite Iva “G 365”, la situazione di Giulianova è desolante: «Qui lo stato del commercio è molto più grave che nelle località limitrofe e questo lo si deve al fatto che si è scelto di fare un turismo di basso livello che non ritorna e non spende. Non ci sono incentivi di nessun genere per il commercio fisso, di contro le tasse sono altissime. Le feste in piazza e le sagre estive costano tantissimo e non portano entrate nelle casse del Comune, non è un caso che in estate con tante feste in strada i negozi muoiono».
Di certo le foto scattate da Di Filippo ci dicono che le imprese commerciali stentano a ripartire. «Anche quelle che vanno bene non riescono a fare investimenti», dice Grimi, « per questo la Confesercenti sta mettendo in campo una iniziativa di supporto per i commercianti che in questo momento non riescono ad accedere alle risorse del circuito bancario».
Mirella Lelli
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