Comune, 5 milioni di debito con la Team

Due milioni e 300mila finiscono nel piano economico della società per il 2015, è a rischio la riduzione delle tariffe
TERAMO. Una spada di Damocle pende per il capogruppo del Pd Gianguido D’Alberto sul Comune di Teramo, e cioè un debito di 5 milioni e mezzo di euro con la Team: cifra desumibile dal conto consuntivo sulle partecipate che sarà discusso nel consiglio comunale del prossimo 30 aprile. La somma viene vantata dalla Team per una serie di attività, oltre l’igiene urbana, e si evince dall’atto di verifica dei debiti e crediti che il Comune ha con le sue partecipate a fine esercizio 2014. «Di questa cifra l’amministrazione contesta solo un importo di un milione e 500mila euro», spiega D’Alberto, «riconoscendo quindi nel proprio bilancio un debito certo pari ai restanti 4 milioni di euro, dei quali ovviamente la parte più consistente attiene al servizio di igiene urbana, ovvero circa 3 milioni e mezzo di euro».
E desta preoccupazione l’aspetto dell’igiene urbana dal momento che la cura dimagrante sui costi del servizio che il sindaco ha chiesto alla Team nella stesura del nuovo Piano economico e finanziario, il Pef 2015, potrebbe non avere gli esiti sperati di una riduzione della tariffa a causa di un debito pendente a carico del Comune che il Cda ha quantificato in due milioni e 300mila euro circa. Una somma spuntata quasi a sorpresa (e finita nel calderone dei 5 milioni e mezzo complessivi) dopo l’esito del Cda convocato per la redazione del piano, dove sono sorte fin dall’inizio alcune divergenze tra la parte pubblica rappresentata dal presidente Pietro Bozzelli e dal consigliere Anna Di Russo e la parte privata rappresentata dall’amministratore Luca Ranalli. I primi due, alla luce dei crediti vantati dall’azienda, avrebbero preferito non caricare la cifra sul Pef 2015, anche in virtù della politica di contenimento delle tariffe che il sindaco Brucchi vorrebbe perseguire e per il quale i due sono stati designati. Diversa la posizione di Ranalli, secondo il quale l’inserimento delle pendenze nel documento era imprescindibile dal momento che si tratta di debiti pregressi da molti anni. Infatti i 2 milioni e 300mila euro sono frutto di un milione e 336mila euro di crediti inesigibili e certificati fino al 2009 dalla Soget (ente che all’epoca si occupava della riscossione per conto del Comune) e imputabili all’evasione della tariffa da parte di cittadini e imprese morose, impossibilitate a pagare o cessate. A questa cifra vanno poi sommati ulteriori 949mila euro di conguagli desumibili dai Pef delle annualità che vanno dal 2010 al 2014. Una mazzata per il Comune e per il sindaco Maurizio Brucchi.
L’approvazione del Pef 2015, grazie al nuovo calendario di raccolta e alle politiche di rigore sul personale, aveva portato a un risparmio di circa un milione e 680 mila euro rispetto al precedente, passando da 12 milioni 485mila euro a 10 milioni 860mila su base annua. Uno sforzo che alla luce del debito emerso appare vanificato, dal momento che il Pef 2015 è stato infine approvato con la richiesta dell’intera somma da parte della Team. L’azienda attende adesso un confronto convocato martedì con il sindaco per avere indicazioni dall’amministrazione comunale sull'inserimento integrale del debito nel Pef 2015 o se ripartirlo in più annualità in considerazione delle difficoltà economiche del Comune.
Secondo D’Alberto, che da tempo chiedeva trasparenza al sindaco sull’ammontare dei debiti pregressi, sarebbe evidente la difficoltà politica del sindaco Brucchi. «Ha il solo obiettivo di dare una parvenza di riduzione dei costi che in realtà non è attuabile perché non c’è una riduzione strutturale delle voci di costo, ma solo artifici contabili. Brucchi ha spostato il problema di anno in anno senza fare nulla per recuperare le somme nè un piano di rientro per le morosità».
Brucchi dal canto suo sminuisce l’impatto del debito. «Abbiamo degli arretrati, i trasferimenti non ci sono, ma stiamo onorando poco alla volta i pagamenti con le entrate della Tari che stanno arrivando. Ricordo che paghiamo alla Team ogni mese un milione e 200mila euro, per cui la cifra di D’Alberto va circoscritta a un ritardo di tre rate, che corrisponde a un pagamento a 90 giorni piuttosto che a 60. Questa attività denigratoria non serve alla Teramo Ambiente».
Marianna De Troia
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