Comune, altro ricorso per il regolamento

23 Giugno 2024

Roseto. L’opposizione impugnerà al Tar il documento varato nell’ultimo consiglio dalla maggioranza

ROSETO. Altro ricorso al Tar dell’opposizione di Roseto, contro la riadozione del vecchio regolamento del consiglio comunale con dieci emendamenti da parte della maggioranza. Lo annunciano i consiglieri Teresa Ginoble, Nicola Petrini e Francesco Di Giuseppe, dopo la seduta di venerdì, perché, a loro avviso, gli emendamenti sarebbero illegittimi. «Altro che Roseto città della gentilezza», attaccano, «l’amministrazione Nugnes ha spogliato il consiglio della sua autorevolezza e ha buttato regole e leggi nel cestino. Se anche stavolta, come è facile prevedere, il Tar ci darà ragione, sindaco e presidente del consiglio dovranno obbligatoriamente dimettersi».
I tre consiglieri ricordano che la proposta di ripristino del vecchio regolamento, dopo la sentenza del Tar che aveva bocciato il nuovo regolamento introdotto dall’amministrazione, è la loro. «Per l’ennesima volta si sono impossessati di una nostra proposta, l’hanno modificata a proprio piacimento, esercitando nuovamente l’eccesso di potere», continuano, «e se la sono votata in modo completamente illegittimo». Secondo il sindaco Mario Nugnes e i capigruppo di maggioranza, però, con l’approvazione degli emendamenti «viene ridata completa efficacia al regolamento del consiglio comunale. Inoltre si limita in maniera netta l’utilizzo della pratica degli emendamenti seriali che hanno sovente quale unico scopo l’ostruzionismo fine a se stesso. Una pratica che non è accettabile, che non ha nulla a che vedere con gli interessi dei rosetani e quelli legittimi delle opposizioni». Durante la seduta, però, c’è stato anche un duro scontro tra la presidente del consiglio Gabriella Recchiuti e Di Giuseppe (FdI). «Sono già due le sedute di consiglio in cui Di Giuseppe fa esplicito ricorso alla retorica fascista per apostrofare la massima assise cittadina come un’aula “sorda e grigia” , utilizzando un passo del discorso pronunciato da Benito Mussolini», dice Recchiuti, «Di Giuseppe dovrebbe chiedere scusa alla città». Immediata la replica del consigliere. «Solo pochi giorni fa utilizzava le mie stesse parole Michele Serra, nota firma di La Repubblica, parlando della riforma del premierato», precisa l’esponente di FdI, «quando a usare queste provocazioni sono i vostri intellettuali di regime sono concesse e quando queste vengono utilizzate da chi è di centrodestra divengono improvvisamente richiami nostalgici? E poi la presidente Recchiuti forse non ricorda le sue dichiarazioni, quando a microfoni aperti diceva di essersi stufata o dichiarava di non essere super partes».
Luca Venanzi