Comuni, grido unanime «Servono leggi speciali»

I primi cittadini abruzzesi vogliono da Roma meno burocrazia e fondi adeguati Cialente: «Non ci stiamo più a subire un continuo scarico di responsabilità»
TERAMO. Erano una settantina i sindaci abruzzesi presenti ieri mattina all’assemblea indetta dall’Anci regionale a Teramo, per un confronto sull’emergenza sisma e neve che ha colpito il territorio. Ormai esasperati dalle calamità e dai disservizi che si sono abbattuti sulle loro comunità, i primi cittadini di piccoli e grandi comuni, dalla costa all’entroterra montano, hanno chiesto risposte chiare e puntuali al Governo nazionale, soprattutto in merito alla questione scuole, dopo la possibilità sollevata dalla Commissione grandi rischi che possa verificarsi un terremoto di magnitudo 6 o 7. Il tutto anche con toni forti e senza escludere un eventuale sit-in a Roma, come proposto da più parti.
Anche il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi ha preso la parola, leggendo ad alta voce uno stralcio della risposta ricevuta dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni alla sua richiesta di chiarimenti su quali misure adottare per le scuole, in tema di sicurezza sismica: «Si invita codesta Regione a fornire al suddetto Comune tutti gli elementi ed informazioni richiesti e se necessario a garantire l'eventuale supporto alle azioni da intraprendere». In sostanza, il Governo l'avrebbe semplicemente invitato a rivolgersi alla Regione.
Nel corso dell'assemblea - a cui hanno preso parte, tra gli altri, il presidente Anci Abruzzo Luciano Lapenna, il sindaco di Chieti Umberto Di Primio e Bruno Valentini, delegato nazionale Anci alla Protezione civile - sono state formulate alcune richieste precise, di cui si farà portavoce l’Anci: una legge speciale per l'Abruzzo, con stanziamento di fondi adeguati e snellimento della burocrazia, per risollevare l’economia locale, combattere lo spopolamento delle aree interne e permettere la messa in sicurezza degli edifici a rischio in tempi brevi; linee guida uniformi e ben definite per classificare la vulnerabilità delle strutture, in primis quelle scolastiche; provvedimenti per aiutare i Comuni a recuperare le spese sostenute per fronteggiare l’emergenza neve. «Siamo soli a prendere decisioni importanti e non si tratta solo di responsabilità giudiziarie o economiche, quanto morali», ha detto il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, «i sindaci abruzzesi non ci stanno più a sopportare lo scarico di responsabilità su scala istituzionale». Se il primo cittadino di Castiglione Messer Raimondo, Giuseppe D'Ercole, si è detto pronto a riconsegnare la fascia da sindaco, quello di Montorio, Gianni Di Centa, ha invece ribadito di non voler cedere il proprio posto ad un burocrate che rischierebbe di far peggio.
Da sottolineare l’intervento del sindaco di Crognaleto, Giuseppe D’Alonzo, che ha consegnato una serie di proposte da attuare ad Antonio Ragonesi, responsabile nazionale dell’area Protezione civile dell'Anci. Tra quelle indirizzate al governo centrale, al primo posto figura l’istituzione di un ministero della Montagna, con funzioni mirate alla salvaguardia delle necessità montane del Paese.
Chiara Di Giovannantonio
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