«Con don Giuseppe perso un pezzo di Atri»

Centinaia di persone affollano il duomo per il funerale del 91enne sacerdote e uomo di cultura
ATRI. Atri si è stretta attorno alla bara di don Giuseppe Di Filippo. Ieri pomeriggio un lungo corteo formato da bambini, anziani e semplici cittadini si è mosso dalla parrocchia di San Nicola fino alla cattedrale. Ad attendere il feretro, un cordone di giovani scout di Atri e il vescovo Michele Seccia, affiancato da decine di prelati.
La bara del sacerdote, molto semplice, poggiata davanti all’altare, è stata circondata da tante rose bianche adagiate a terra dai bambini della sua parrocchia. Il vescovo all’inizio della messa – che ha visto la partecipazione, commossa, di tanti fedeli – ha annunciato: «Siamo radunati per dare l’ultimo saluto a don Giuseppe per ringraziarlo del ministero che ha svolto nel suo territorio: va via un pezzo di storia, è stato un uomo e un sacerdote che ha amato profondamente la sua città. Ha svolto la vita sacerdotale fino all’ultimo. Solo pochi mesi fa aveva deciso di rassegnare le sue dimissioni, e lo ha fatto con il pianto nel cuore perchè per lui significava lasciare i suoi fedeli e amici e tutto ciò aveva costruito». A ricordarlo anche monsignor Vinicio Di Donato, che all’ingresso del duomo ha detto: «Don Giuseppe è stato un pilastro sia da un punto di vista ecclesiale che civile, un uomo brillante e studioso della storia». Presenti in chiesa anche numerose suore dell’istituto Ravasco. Il vicesindaco di Atri Piergiorgio Ferretti ha ricordato: «Ha fatto scuola a tutti, era sempre disponibile, perdiamo un pezzo della città».
Don Giuseppe è morto a 91 anni, dopo essere rimasto nella città ducale per oltre 30 anni. Il parroco della cattedrale don Giuseppe Bonomo lo conosceva bene: «Era un’istituzione religiosa, un appassionato di cultura e storia atriana ha saputo unirsi al tessuto sociale, è stato arcidiacono della cattedrale, direttore del museo capitolare, scrittore di libri sulla vita dei santi (specie di Santa Reparata) e sui proverbi locali, era promotore dei convegni sulla ceramiche». Da aprile l’anziano prelato aveva appeso al chiodo la stola, e a causa degli acciacchi dell’età era stato ricoverato più volte all’ospedale San Liberatore fino al decesso avvenuto giovedì notte. L’artista Alfonso Prosperi ha commentato: «Era un grande predicatore che sapeva coinvolgere gli animi». Un istruttore di scout svela che don Giuseppe era stato uno dei primi a iscriversi al gruppo scout della città.
Domenico Forcella
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