«Con la Asl unica la provincia muore»

Contrari tutti i rappresentanti teramani in Regione, in un’eventuale votazione la maggioranza andrebbe sotto
TERAMO. La Asl unica non s’ha da fare. E’ il no che si leva compatto dal territorio teramano sul progetto già presentato, nel programma operativo, dall’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci al ministro Beatrice Lorenzin. Una bella grana per la maggioranza in Regione: se il provvedimento dovesse andare in consiglio il rischio della bocciatura è alto. I consiglieri regionali teramani, di maggioranza e opposizione, compreso l’assessore Dino Pepe, si dicono pronti, con qualche distinguo, a votare contro. I conti sono presto fatti: l’opposizione conta 12 consiglieri più Leandro Bracco (gruppo misto). A questi “no” si sommerebbero quelli dei tre teramani di una maggioranza che quindi scenderebbe da 18 a 15. Si potrebbe profilare uno scenario simile: 15 si e 16 no. Anzi, fa notare Paolo Gatti, «forse anche i consiglieri della provincia dell’Aquila avrebbero difficoltà a votare un provvedimento simile».
Le motivazioni del veto sono trasversali, da destra a sinistra. «La Asl unica è una trovata demagogica», esordisce il capo dell’opposizione Gianni Chiodi, «tutti i pochi vantaggi che ne potrebbero scaturire potrebbero essere raggiunti in altro modo, con il centro unico di acquisti. Le Asl hanno la funzione di mantenere un contatto con le comunità, che hanno diversi bisogni e situazioni di partenza: con una sola non è possibile. E in più consentono a un decisore pubblico – è un aspetto importante che solo chi non ha amministrato non coglie – di comparare le qualità del management, impossibile con una Asl unica. Ho visto le difficoltà di fusioni fra Asl, io ne ho fatte due, fra L’Aquila-Avezzano e Lanciano-Vasto-Chieti, figuriamoci con una a livello regionale».
Altrettanto deciso il capogruppo del Pd Sandro Mariani che, nel caso in cui la maggioranza vada “sotto” in aula, prevede conseguenti dimissioni da coordinatore della linea politica del gruppo: «Così la Asl perde i riferimenti territoriali. Le Marche nel 2003 hanno scelto la Asl unica ma quando ha capito la difficoltà di comunicazione con i territori hanno creato cinque aziende territoriali, due aziende ospedaliere (Pesaro e Ancona), e un’Irccs pubblico. E’ una decisione che passa sopra alla mia gente, pregiudica il futuro del territorio, non se ne discute proprio».
«Genererebbe rallentamenti e allontanamento dei processi decisionali dal territorio e non produrrebbe alcun risparmio», spiega Gatti (Forza Italia) «e per la provincia di Teramo perdere la Asl sarebbe un colpo mortale dopo le “straordinarie” riforme di Renzi. Se i consiglieri teramani di maggioranza terranno questa posizione meriteranno un attestato di stima: sono in grado di anteporre gli interessi della cittadinanza a quelli malsani di partito». «Un conto è apportare delle migliorie, ad esempio ipotizzare un centro unico d'acquisto, altro è pensare che una sola persona debba occuparsi dei problemi sia di Castel di Sangro che di Sant'Omero», aggiunge Mauro Di Dalmazio (Abruzzo Futuro) «e peraltro non c’è alcun obbligo a fare una Asl unica, il decreto Lorenzin parla di tutt’altro».
Anche Pepe è pronto a votare no, ma invoca un approfondimento: «sulla qualità dell’offerta sanitaria ci sarà confronto importante a Teramo, di cui sono stato promotore, con D'Alfonso e il Pd: proprio per rappresentare le istanze della classe dirigente del Pd di Teramo. Noi siamo uniti per difendere la sanità teramana che non solo deve rimanere, ma deve essere qualificata ulterioremente». Di poche, incisive parole Giorgio D’Ignazio (Ncd): «Sono contrario: per come è stata pensata danneggia il territorio teramano. Per fortuna sta nascendo una forza politica contraria bipartisan. Ci batteremo fino alla fine». Anche il consigliere regionale del Pd Luciano Monticelli annuncia battaglia: «La provincia di Teramo sta già subendo la chiusura di diversi uffici, non può perdere anche la Asl. Se poi metteranno la sede della Asl unica a Teramo ci possiamo pensare», ironizza, «basta con questa tendenza a penalizzare Teramo».
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