«Con le sagre in piazza non si fa turismo»

Colonnella, il giornalista-ristoratore Torlo contesta le iniziative estive affidate solo alle Pro loco
COLONNELLA. È un giornalista piemontese che da qualche mese opera nella ristorazione a Colonnella e attraverso il Centro intende aprire un dibattito sulla promozione turistica del territorio, a suo avviso sbagliata se non inesistente. Cosimo Torlo ci scrive: «Da oltre 25 anni ho seguito l'evolversi del settore del vino e del cibo in Italia, comparto che in alcune realtà ha avuto la capacità di rendere accoglienti e redditizi borghi e paesi che erano dimenticati, ma che sono rifioriti avendo avuto la capacità di fare sinergia tra le amministrazioni locali, i produttori di prodotti d'eccellenza e gli operatori turistici. Di tutto questo dove ora vivo non c'è traccia. Colonnella è forse uno dei paesi della Valle più belli, ma al contempo è un paese svuotato di abitanti nel suo centro storico, e con nessuna iniziativa che spinga a visitarlo da parte della sua amministrazione».
Torlo continua: «Ora è vero, oggi le risorse delle amministrazioni sono ridotte al lumicino, ma si può sopperire agendo e coinvolgendo in prima persona il tessuto più vitale e i soggetti imprenditoriali. Tutto questo per definire insieme strategie unitarie che permettano di attirare risorse per realizzare eventi che abbiano uno spessore culturale superiore a quanto oggi le amministrazioni realizzano». Secondo il giornalista-ristoratore «in questa epoca di concorrenza turistica, non è più pensabile delegare alle sole Pro Loco il calendario delle iniziative estive di un paese. Iniziative che non hanno nessuna capacità di essere attrattive per un turismo che non si riduca a salire a Colonnella per mangiare solo un trancio di pizza all'annuale sagra, o un panino con la porchetta di un’ennesima sagra che si svolge nella bella piazza del paese. Piazza che andrebbe tutelata dallo scempio che se ne fa durante le suddette sagre. Oggi in tutti i luoghi più belli del nostro Paese, ma ormai in quasi tutti i paesi a forte vocazione turistica, i centri storici sono salvaguardati e concessi solo per manifestazioni di un certo livello culturale».
Torlo chiarisce: «Con questo non voglio dire che non si debbano realizzare sagre, ma realizzarle in ambienti che non siano un oltraggio alla bellezza. E poi queste sagre quantomeno dovrebbero essere in grado di proporre i prodotti tipici del territorio, perché se si debbono tenere per promuovere pizze, birre, porchetta, allora è semplicemente un modo per autofinanziare enti di vario genere che però nulla hanno a che fare con la promozione del territorio. Ma che anzi penalizzano fortemente gli operatori presenti, i quali durante questo tipo di manifestazioni non traggono alcun beneficio dalle stesse».
Torlo si chiede «perché l'Unione dei Comuni della Val Vibrata non faccia sinergia per realizzare programmi che coinvolgano tutta la realtà territoriale, condivisi e realizzati mettendo insieme il pubblico e il privato, magari realizzando anche un unico portale turistico e non lasciando ai singoli comuni l’onere della promozione via rete». E conclude lanciando un appello a «muoversi in fretta perché oggi il mondo è molto più vasto di un tempo, e il turismo non vive di ricordi, ma vuole e pretende il meglio: e se non lo trova in Val Vibrata saranno altre mille altre valli a farsi avanti».(red.te)

