Cona e Fonte Baiano, danni ingenti «Colpa anche dei piani regolatori»

4 Dicembre 2016

Bucciarelli, presidente del comitato di quartiere: rilasciati permessi di costruzione in zone non idonee Il versante collinare è “saturo” di cemento, ma manca una piazza da utilizzare in caso di emergenza

TERAMO. La colpa non è solo della brutalità delle scosse. Se la Cona e Fonte Baiano, come confermano i dati sui controlli, sono le zone che più di altre hanno fatto registrare sgomberi e danni agli edifici privati, le responsabilità sono da cercare anche tra le carte di permessi a costruire e piani regolatori.

Lo dice chiaramente l’ex assessore comunale e attuale presidente del comitato di quartiere Domenico Bucciarelli che, nell’analizzare le cause dell’emergenza, indica tre fattori: la conformazione del territorio, la qualità delle costruzioni e appunto l’urbanizzazione smodata. «Una valle, una costa o un pendio apparentemente omogenei possono nascondere trappole sismiche, dove l'onda viene amplificata», spiega, «alla Cona e Fonte Baiano per la presenza di torrenti, colline e fossi esistono tali condizioni negative e quindi le aree risultano sensibili». Questo, però, è solo un aspetto. «Se si aggiunge che sono state rilasciate licenze di costruzione in luoghi poco adatti e su pendii che vengono così appesantiti», sottolinea Bucciarelli, «tutto quanto contribuisce a definire un assetto urbanistico poco rassicurante verso il rischio sismico e non solo».

Basta analizzare la tavola dell’attuale piano regolatore, che indica la Cona come zona “satura” dal punto di vista edilizio, per capire quanto sia stato pensante negli anni l’impatto del cemento sul quel versante collinare. «Purtroppo mancano studi approfonditi», osserva il presidente, «sul fatto che i territori possano essere qualitativamente diversi anche all'interno di una stessa zona e in caso di un’onda sismica, alcuni edifici qui collocati potrebbero crollare ed altri no».

Allo sviluppo urbanistico caotico, fatto di lottizzazioni cariche di palazzine, non ha corrisposto un’adeguata crescita di spazi di socializzazione e opere destinate alla collettività. A questo doveva servire il “contratto di quartiere”, accordo pubblico-privato di quasi quindici anni fa e finanziato dal governo con cinque milioni di euro, che prevedeva la costruzione di appartamenti da vedere a prezzi calmierati e interventi d’interesse pubblico, come un percorso pedonale tra le scuole della zona, il recupero dell’ex fornace Scimitarra e l’allestimento di un tratto del vicino parco fluviale. Le abitazioni sono state costruite, il resto solo in minima parte. «Si è evitato il crollo della ciminiera dell'ex fornace, nonostante l'inerzia di sovrintendenza e Comune», spiega Bucciarelli che da tempo si batte per il completamento del “contratto di quartiere”, «ma la popolazione, dopo il sisma, si è giocoforza radunata in spazi angusti, circondati da edifici». Alla Cona non c’è neppure una piazza. Doveva sorgere al posto della centrale elettrica nel cuore del quartiere, ma non se n’è fatto nulla.

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