Concorso da primario, archiviata l’inchiesta su chirurgia vascolare

9 Marzo 2022

Il fascicolo della Procura aperto nel 2018 dopo l’esposto presentato da uno dei concorrenti Al centro il numero degli interventi. Il pm: «Dalle attività investigative delegate nessun dolo» 

TERAMO. L’archiviazione decisa dal gip è l’epilogo giudiziario dell’inchiesta sul primo concorso indetto nel 2018 dalla Asl teramana (procedura annullata e poi riaperta con altra terna e successivo affidamento) per scegliere il primario di chirurgia vascolare all’ospedale Mazzini. L’archiviazione è stata disposta dal giudice Marco Procaccini che ha accolto la richiesta del pm Davide Rosati titolare del fascicolo aperto all’epoca per le ipotesi di reato di falso, omessa denuncia di reato e abuso d’ufficio. Al centro dell’inchiesta il numero degli interventi dichiarati.
Secondo il pm, così si legge nella richiesta di archiviazione, «dalle attività investigative delegate non emergeva la componente del dolo. La stessa azienda ospedaliera nominava una commissione interna incaricata di ricontrollare le casistiche e di conseguenza di procedere al rimontaggio degli interventi. L’attività di indagine ha evidenziato come proprio la metodica usata nella rendicontazione dei dati abbia generato l’errore originale». All’epoca dei fatti il primo classificato nella terna di nomi tra cui il direttore generale, per legge, deve scegliere il primario, al termine della selezione era risultato l’ex segretario regionale dell’Anaao Filippo Gianfelice, seguito dai due chirurghi che negli anni si erano alternati come primario facente funzione, Walter Di Nardo e Antonio Villani. L’inchiesta era nata dopo l’esposto presentato da Walter Di Nardo, nella sua veste all’epoca di primario facente funzione del reparto. Al centro degli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria proprio il numero degli interventi dichiarati. Di Nardo, rappresentato dall’avvocato Gennaro Lettieri, aveva presentato opposizione alla richiesta di archiviazione. «L’archiviazione della vicenda», dichiara l’avvocato Domenico Giordano, legale di Gianfelice, «restituisce al dottor Gianfelice almeno la sua dignità come uomo e come professionista serio e preparato».
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