Condannata a restituire i mobili all’ex convivente

L’uomo la cita per riavere televisore, divano e cucina acquistati per la casa Il giudice: «Il partner che prova la proprietà dei beni deve riaverli»
TERAMO. Quando una coppia si lascia anche gli arredi della casa familiare possono diventare oggetto di contenzioso.
E finire in tribunale come la giurisprudenza racconta nella sentenza firmata dal giudice civile Eloisa Angela Imbesi che ha condannato una donna di 40 anni a riconsegnare mobili e televisore all’ex convivente scrivendo che «al termine della convivenza il partner che dia la prova dell’esclusività della proprietà dei beni mobili costituenti l’arredamento della casa in cui si svolgeva il menage ha il diritto di ottenere la loro restituzione». L’uomo, assistito dall’avvocato Daniele Di Furia, ha citato la ex in tribunale chiedendole la restituzione di vari mobili tra cui un divano, una cucina, un televisore e provando di aver provveduto direttamente all’acquisto. Richiesta accolta dal giudice con una sentenza che trae linfa da vari pronunciamenti della Cassazione in tema di convivenze more uxorio. Scrive, infatti, il magistrato: «Deve anzitutto rilevarsi come questo giudice condivida l’orientamento giurisprudenziale che, pur riconoscendo l’indubbia rilevanza giuridica (anche costituzionale) della convivenza more uxorio, evidenzia come detta rilevanza non possa giustificare l’applicabilità, per analogia, della disciplina prevista per la famiglia legittima, avuto particolare riguardo ai rapporti patrimoniali tra coniugi ed, ivi, al regime degli acquisti». Sottolineando come «l’orientamento giurisprudenziale esclude l’estensione analogica o diretta della disciplina prevista per la famiglia legittima con riguardo al regime dei rapporti patrimoniali e, dunque, l’estensione analogica della disciplina della comunione dei beni laddove i conviventi non abbiano regolato in maniera diversa i loro rapporti patrimoniali». Lo stesso giudice ha detto no alla richiesta di restituzione di una somma di 3500 euro che l’uomo, nel periodo della convivenza, aveva prestato alla ex.
E anche in questo caso, così come successo per i mobili, con una motivazione ben precisa. Si legge, infatti, a questo proposito nella sentenza: «In merito ai prestiti di somme di denaro che un convivente abbia fatto all’altro, dal punto di vista etico e morale è da ritenere che anche i conviventi more uxorio siano tenuti a darsi reciproca assistenza e a contribuire, secondo le rispettive possibilità, alle spese del menage familiare».
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