teramo

Condannato per le foto osé di Giulia

6 Marzo 2026

Quattro anni e nove mesi al 35enne accusato di pornografia minorile. L’avvocato dei genitori: «Ora si riaprano le indagini»

TERAMO

In dieci anni hanno trasformato la disperazione in una lotta senza tregua e senza fine per ottenere l’unica consolazione possibile: verità e giustizia. E se ce ne volessero altri dieci per ottenerle mamma Meri e papà Luciano continueranno ad esserci perché ci sono drammi che non hanno tempo. Meri Koci e Luciano Di Sabatino sono i genitori di Giulia, la 19enne precipitata da un viadotto dell’A14 a Tortoreto la notte tra il 31 agosto e il 1° settembre del 2015, una vicenda che la potenza della cronaca ha trasformato in un caso nazionale.

Da ieri c’è un punto fermo da cui ripartire: la condanna in primo grado a 4 anni e 9 mesidi Francesco Giuseppe Totaro, 35enne di Giulianova, accusato di induzione alla prostituzione minorile e pornografia minorile, imputato dopo il rinvenimento sul suo cellulare di foto osé di Giulia, all’epoca di questi fatti minorenne, e di altre ragazze minori di 18 anni. Tutte foto, è stato accertato, inviate dalle ragazze. Un processo, quello a carico di Totaro, che non ha nulla a che fare con l’inchiesta sulla morte della 19enne che il tribunale di Teramo qualche anno fa ha archiviato come suicidio, e per cui la famiglia, da sempre convinta che si sia trattato di un omicidio, invoca la riapertura delle indagini. E proprio partendo da questa sentenza mamma Meri e papà Luciano, parti civili assistiti dagli avvocati Antonio Di Gaspare e Gianfranco Di Marcello, torneranno a chiedere nuovamente la riapertura del caso. «È un punto fermo», dice l’avvocato Di Gaspare, «una volta depositate le motivazioni di questa sentenza torneremo a chiedere la riapertura delle indagini sulla morte di Gulia perché secondo noi in questo procedimento sono emersi aspetti che non possono non essere presi in considerazione nel fascicolo sulla morte della ragazza. Non bisogna dimenticare la lesione alla dignità di Giulia che oggi non c’è più, quel danno irreversibile a lei e ai genitori costretti a convivere per sempre con la sua assenza».

Per Totaro la pm Laura Colica aveva chiesto otto anni e 60mila euro di multa circostanziando, in una dettagliata requisitoria dal punto di vista tecnico-giuridico, le ipotesi di reato e soffermandosi, in particolare, sul concetto di utilizzo e di utilizzabilità del consenso del minorenne. Nel dispositivo di sentenza i giudici (collegio presieduto da Francesco Ferretti, a latere Massimo D’Antoni e Martina Pollera) hanno riqualificato alcune ipotesi di reato in tentato e hanno respinto la richiesta di una provvisionale rinviando ogni risarcimento alla sede civile. «Prendiamo atto della sentenza», ha detto l’avvocata Donatella Tiberio che ha difeso l’imputato, «aspettiamo di conoscere le motivazioni per valutare i passi successivi». Motivazioni che, ha annunciato il collegio, saranno depositate tra novanta giorni. L'inchiesta sulla pornografia minorile è scattata dopo la morte della 19enne , in seguito ad alcune intercettazioni effettuate all’epoca nell’ambito del caso Castrum durante le quali gli inquirenti, intercettando uno degli allora indagati nella maxi inchiesta su un presunto giro di appalti e tangenti a Giulianova, si erano imbattuti con le telefonate di un suo familiare (appunto Totaro) che in una chiamata sosteneva di aver conosciuto Giulia. Dichiarazioni che all'epoca diedero il via alla seconda inchiesta aperta dalla Procura distrettuale dell’Aquila. E se nei tribunali succede che i fatti inseguano una loro verità per anni, almeno giudiziaria, mamma Meri e papà Luciano sanno che nemmeno il tempo potrà fermarli nella ricerca di verità e giustizia.

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