Confindustria, congelata la fusione Teramo-L’Aquila

Forti perplessità delle aziende teramane sul progetto di un’unica associazione Aree e tessuto imprenditoriale poco omogenei, per ora bloccato il progetto
TERAMO. Fusioni che vanno, fusioni che vengono. Se quella fra la Camera di commercio di Teramo e quella dell’Aquila è praticamente cosa fatta, così non è per quella fra le due sedi di Confindustria.
Della fusione fra l’associazione degli industriali di Teramo e di quella dell’Aquila si parla dal 2018, anche se le basi sono state gettate già dal 2016. All’epoca si parlava addirittura di una Confindustria unica regionale, progetto naufragato a favore di un accorpamento fra le associazioni di Chieti e Pescara. E’ nato poi il progetto di un’associazione unica fra Teramo e L’Aquila, nonostante, a differenza del territorio Pescara-Chieti, le due aree non siano omogenee sotto diversi aspetti.
Comunque sia, le trattative sono andate avanti per due anni, in parallelo alla fusione della due Camere di commercio.
E in entrambi i casi i due territori non hanno risposto in maniera entusiastica alla prosettiva di fusione. Per quanto riguarda Confindustria, molti imprenditori teramani hanno manifestato perplessità. Basate in primis sulla disomogeneità delle due aree, peraltro separate dal Gran Sasso, ma non solo. Diverso anche il tessuto imprenditoriale: quello aquilano fatto di un numero minore di aziende, ma di grandi dimensioni, quello teramano composto da un gran numero di piccole e medie aziende, la maggior parte di diretta emanazione del territorio, a differenza delle aquilane in cui è forte la presenza di multinazionali. E poi c’è anche la differenza fra le due strutture organizzative di Confindustria. Alla fine, sul progetto che mostrava alcuni punti critici è stata messa, in una recente riunione, una pietra sopra. Per ora.
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