Consegnate 44 casette Festa amara a Montorio

Il nuovo villaggio sorge accanto ai Map del sisma 2009, ancora abitati
MONTORIO. Oltre 500 persone hanno preso parte ieri mattina alla cerimonia di consegna delle 44 Sae (soluzioni abitative emergenziali) appena realizzate dalla Protezione civile in via Enzo Ferrari, accanto al villaggio dei Map (moduli abitativi provvisori) realizzati dopo il sisma 2009. Raddoppia così il villaggio dei terremotati inaugurato il 22 maggio 2010, all’indomani del sisma dell’Aquila, che contava 51 Map. Oggi, con le sue 95 casette, il villaggio diventa un vero e proprio quartiere di Montorio, che raccoglie per lo più i residenti del centro storico. Costati 15mila euro ciascuno, i moduli di tre tipologie (80 mq, 60 mq e 40 mq), completi anche di suppellettili e arredi, permetteranno a molti nuclei familiari ancora ospiti delle strutture alberghiere della costa di rientrare nel giro di qualche giorno a Montorio. E a stretto giro saranno completati anche i 10 moduli di Villa Maggiore, ha assicurato Caterina Mariani, ingegnere del Comune.
LE ISTITUZIONI. A tagliare il nastro del nuovo villaggio il commissario prefettizio Maria Laura Liberatore, che ha sottolineato l’impegno di chi ha lavorato tenendo aperto un cantiere d’inverno e ha ringraziato ditte, gestori dei servizi e tecnici del Comune. «Ci sono tutti i presupposti», ha sottolineato il commissario commosso, «perché questa giornata, che non è un punto di arrivo, possa essere davvero di incoraggiamento per tutti i cittadini di Montorio, che ci tengono a rimanere qui. È importante», ha concluso la Liberatore, «tenere accesa l'attenzione su Montorio». E a dare man forte al commissario c’era anche il vice prefetto vicario Edoardo D’Alascio, che ha incoraggiato i presenti così: «Montorio non si deve abbattere e deve continuare a lottare». Significativo l'intervento di Alessandro Familiari, del dipartimento della Protezione Civile. «Pensavo di aver chiuso qui a Montorio con i Map», ha detto, indicando i moduli del 2009 alle sue spalle, «e invece, purtroppo, non è andata cosi. Con un po’ di affanno siamo riusciti a chiudere l’emergenza sotto l'aspetto abitativo. Anche se qui l’emergenza non è cessata. Ma lo scopo principale di questa terza fase è il ritorno alla normalità. Questo è solo l'inizio. Dopo 10 anni il villaggio dei Map è ancora abitato, perché la ricostruzione è lenta in quanto complessa. La Protezione civile nella ricostruzione non c'entra, ma da tecnico posso dire che l’iter è lungo e farraginoso». «Il dipartimento della Protezione civile», ha aggiunto Giuseppe Fiaschetti, funzionario della Protezione civile, «continuerà a lavorare». Restano, infatti, da consegnare, probabilmente entro la fine del mese, ancora 30 Sae (11 nel comune di Crognaleto e 19 nel comune di Montereale). «Sono in corso le procedure per l’avvio dei progetti esecutivi delle Sae anche nei comuni di Valle Castellana (41), Cagnano Amiterno (20) e Campotosto (18)». A chiudere gli interventi il sottosegretario alla Regione Mario Mazzocca, che ha evidenziato che «sulla ricostruzione privata più di qualche criticità c’è, ma non è paragonabile a quanto accaduto nel 2009. L’ufficio speciale per la ricostruzione deve essere necessariamente corroborato di risorse strumentali e soprattutto umane che possano veramente incidere sull’avanzamento delle pratiche. Per questo», ha spiegato, «dalla prossima settimana avrò la delega alla ricostruzione del secondo cratere, ovvero quella relativa al sisma 2016-2017».
I CITTADINI. Don Nicola Iobbi, parroco di Montorio, nel benedire le chiavi, prima della consegna alle famiglie assegnatarie, ha detto: «Non posso che gioire per una comunità che ha vissuto momenti di sofferenza». E con gioia gli assegnatari hanno preso in mano le chiavi. Lucio Nallira, 82 anni, si dichiara «contentissimo ma in parte, perché ho dovuto lasciare la mia casa dopo tanti sacrifici. In albergo siamo stati bene sia ad Alba Adriatica che qui a Montorio». Anche Liliana e Mario Di Martino non nascondono una certa gioia. «Siamo stati benissimo in albergo ad Alba Adriatica, ma volevamo rientrare a Montorio». E chi era in albergo a Montorio sottolinea «il ritorno alla normalità» come Pierluigi Ricci, che aggiunge: «Riacquisti una tua identità, la tua vita». Mara Restauri si dice «contentissima» ma non nasconde che «mi piange il cuore perché nel 2009 la mia casa era una B ed ora è diventata E. Se fosse partita la ricostruzione prima ciò non sarebbe accaduto». Luigi Piersanti e Gianfranco Di Donatantonio, residenti nella centrale via Urbani, si ritrovano ora vicini di casa nel villaggio Sae. Mentre c'è chi, come l'82enne Argentina Stefanini, prima del sisma residente a Faiano, è ben contenta di avere una casa nuova e sicura a Montorio perché, dice, nella frazione d’origine «ngi’ sta cchiù nisciune».
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