Consiglio il 6 giugno Pronta la mozione di sfiducia a Brucchi

13 Maggio 2017

L’opposizione è furibonda: voleva una seduta subito D’Alberto: «È un’agonia, non ha ritrovato la maggioranza»

TERAMO. Il giorno del giudizio è fissato per il 6 giugno. E' questa la data indicata a maggioranza dalla conferenza dei capigruppo per il prossimo consiglio comunale, quello in cui il sindaco Maurizio Brucchi potrebbe riferire in aula sull'esito della crisi e presentare l'eventuale nuova giunta. A dettare il giorno della convocazione è stato proprio il primo cittadino, fresco di ritiro delle dimissioni, che nelle prossime tre settimane avrebbe impegni istituzionali accumulati nel periodo in cui non ha esercitato le sue funzioni tali da impedirgli di chiudere definitivamente la crisi e presentarsi in aula. Per l'opposizione, però, si tratta solo di una scusa per guadagnare tempo. I capigruppo di minoranza hanno presentato così la proposta di riunire il consiglio la prossima settimana incassando il no del centrodestra. Di fatto è passata la linea del sindaco con il sostegno, sulla convocazione al 6 giugno, degli alleati e di Raimondo Micheli di Fdi-An.
«È l'ennesimo schiaffo alla città e al consiglio», attacca Gianguido D'Alberto, capogruppo del Pd, «questa scelta sconfessa l'impegno preso in precedenza dalla conferenza e dal presidente Milton Di Sabatino». L'imposizione della data, secondo il consigliere, «più che un atto di forza è un segno di debolezza, in quanto dimostra che il sindaco non ha una maggioranza». Brucchi, insomma, avrebbe fatto ricorso all'espediente di prolungare l'attesa in vista della prossima seduta consiliare con l'unico scopo di rimandare il momento del confronto in aula sulla crisi. «Dopo i venti giorni concessi dalla legge per il ritiro delle dimissioni», osserva, «il sindaco chiede quasi un mese in più per prolungare l'agonia di un'amministrazione logorata da lotte interne e sete di potere». Secondo il consigliere di opposizione «la città resta ostaggio dei capibastone e di una giunta che ha esaurito il proprio ruolo, ma il tempo è scaduto». Anche il grillino Fabio Berardini ritiene la convocazione del consiglio al 6 giugno «una vergognosa mancanza di rispetto non solo per consiglieri e assessori, questi ultimi appesi a un filo mentre nelle segrete stanze si decide del loro futuro, ma soprattutto per la città che continua ad assistere a questo teatro finalizzato solo allo scambio di poltrone e stipendi».
L'opposizione ha già pronta la mozione di sfiducia su cui chiederà la firma dei dissidenti Falasca, Caccioni e Sbraccia che dovrebbero chiarire la loro posizione perché, stando a quanto riferito da Brucchi ai capigruppo, ufficialmente non hanno ancora lasciato i loro gruppi di maggioranza.
Gennaro Della Monica
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