Consulta del turismo, serpeggia la delusione

Gli operatori chiedono invano che il loro parere sugli introiti della tassa di soggiorno sia vincolante
GIULIANOVA. Corre sul gruppo dedicato di “WhatsApp” la delusione dei componenti la Consulta del turismo legata all’utilizzo del famoso 40% degli introiti riferiti all’imposta di soggiorno. La delusione scaturisce dal fatto che il Comune non ritiene vincolante il parere della stessa Consulta, secondo la quale quel 40% va destinato esclusivamente a finanziare la promozione e in generale la politica turistica.
L’articolo 10 del regolamento della consulta, del resto, in origine recitava: “La Consulta esprime i pareri non vincolanti su atti di programmazione e regolamento del settore del Turismo nonché su progetti di studio e di ricerca, in tale materia, su richiesta dell’amministrazione”. Gli operatori hanno chiesto di modificarlo, ma come si legge in un intervento di pochi giorni orsono sul gruppo WhatsApp: «Unica integrazione, rispetto a quanto richiesto, è il limite del 40% su cui esprimere la nostra opinione». In pratica il Comune, con la delibera di giunta del 27 ottobre relativa al “Piano strategico triennale di programmazione turistica”, è corso ai ripari dopo la minaccia di dimissioni in massa da parte dei componenti della Consulta, ma il dietro-front comunque non è stato molto apprezzato. Tant’è che un esponente di spessore della Consulta stessa, operatore turistico di prima fila, ha così commentato sempre su WhatsApp: «La montagna ha partorito un topolino».
Insomma, lo scontento è palpabile ed in molti sperano, come accaduto per il 2016, che il Governo impedisca di rendere possibile per l’anno prossimo l’applicazione dell’imposta di soggiorno per quei Comuni che ne erano sprovvisti nel 2015. La partita sarebbe ancora aperta.
Alfonso Aloisi
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