Consultorio e Casa di comunità: la Regione spiega i suoi piani

Verì: «Il servizio trasferito a Notaresco tornerà quando il Comune avrà sistemato la sede di via Marina La nuova struttura prevista con i fondi Pnrr aprirà nel 2026 e avrà più servizi dell’attuale distretto»
ROSETO. Prima o poi il consultorio Asl tornerà a Roseto, ma una data certa non c’è, mentre la nuova Casa di comunità avrà più servizi rispetto all’attuale distretto sanitario di base e i lavori per realizzarla dovranno essere conclusi entro la fine del 2025, con l’entrata in funzione prevista per marzo 2026 secondo quanto stabilito dalle scadenze del Pnrr. È la sintesi della risposta dell’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì, all’interpellanza del consigliere regionale del Partito democratico Dino Pepe, che auspicava delle certezze sulle tempistiche del ritorno del consultorio a Roseto e chiarimenti sulla Casa di comunità che dovrà sorgere in piazza Polo.
«Il Comune di Roseto ha concesso alla Asl i necessari locali per ospitare il consultorio, trasferito da precedenti spazi che sono stati destinati a ospitare la Cot (centrale operativa territoriale), solo dopo il trasferimento del servizio a Notaresco», ha precisato Verì, continuando: «L’adeguamento degli spazi della palazzina in via Marina deve essere eseguito dal Comune, in quanto la Asl non può eseguire opere su immobili non di sua proprietà. Non appena gli interventi saranno conclusi il consultorio tornerà a Roseto».
Il consigliere Pepe si è detto «molto deluso» dalla risposta dell’assessore Verì, in particolare per le informazioni non certe sulla data del ritorno del consultorio a Roseto, e anche il Partito democratico di Roseto, tramite una nota firmata dalla segretaria locale Emanuela Ferretti, ha considerato la risposta della Verì inadeguata. «Quando i lavori per la Casa di comunità saranno finiti (senza una data certa)», si legge nella nota del Pd, «Roseto avrà sicuramente di più, ma ci vuole poco ad avere più del niente che c'è oggi nel distretto di via Adriatica, ormai inadeguato alle esigenze territoriali. L’assessore regionale dice anche che la Asl non può investire denaro per ristrutturare locali non di sua proprietà. Le sfugge però che la Asl di Teramo, negli anni, ha ristrutturato il consultorio di Roseto, che non era di sua proprietà, perché costruito su un'area che è stata di proprietà comunale fino al 2019, e sanata solo dall’amministrazione Pd, e ha ristrutturato più volte, negli anni, il distretto di Roseto, che è stato di proprietà comunale fino al 2020 (è stata sempre l’amministrazione Pd a fare il passaggio di proprietà)». Il Pd di Roseto, infine, accusa di nuovo l’amministrazione Nugnes. «Se avesse saputo per tempo del trasferimento», conclude la nota, «avrebbe dovuto attivarsi immediatamente nell’individuare i locali alternativi, diversamente avrebbe dovuto comunque chiedere una proroga dei tempi di dislocazione per il periodo necessario a mettere a disposizione i nuovi locali (Casa rosa per esempio)».
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