Consumi gonfiati alla Asl, tre indagati

Svolta nelle indagini per l’ipotesi di truffa sui materiali sanitari: sotto accusa un medico, un dipendente e un imprenditore
TERAMO. È un primo punto fermo in un’inchiesta complessa nata ipotizzando i reati di truffa e falso a cui, ben presto, potrebbero anche aggiungersene altri. La Procura ha iscritto i primi tre indagati nell’indagine sui presunti consumi gonfiati alla Asl per l’acquisto di alcune tipologie di presidi medici – soprattutto di una ditta – nell’unità operativa semplice a valenza dipartimentale di radiologia interventistica che fa parte di radiologia. Si tratta di un medico, che attualmente non è più in servizio nella Asl teramana, di un dipendente e dell’imprenditore referente della ditta dei dispositivi.
Le indagini avviate dalla Procura (titolari dei fascicoli i pm Silvia Scamurra e Stefano Giovagnoni) fanno seguito a un esposto presentato dal direttore generale della Asl Roberto Fagnano poco prima di Natale direttamente nelle mani del procuratore Antonio Guerriero. Tutto ciò dopo che per mesi la Asl ha svolto una sua inchiesta interna, avviata l’estate scorsa quando alla farmacia dell’ospedale avevano notato che nella radiologia interventistica ci sarebbe stato un consumo anomalo di materiali come cateteri, spirali, stent il cui utilizzo è previsto nel corso degli interventi chirurgici propri di radiologia interventistica. Ovvero tanti presidi pagati ma non risultati usati. L’indagine dell’azienda sanitaria è tornata indietro nel tempo fino a prendere in considerazione tutto il 2017. E ha fatto anche una stima di quello che potrebbe essere il valore della perdita della Asl nel periodo preso in considerazione: circa 200mila euro, anche se si tratta di una somma la cui entità potrebbe aumentare. Le indagini della Procura, delegate ai finanzieri del nucleo di polizia economica finanziaria del comando provinciale di Teramo, in questi mesi si cono concentrate sull’acquisizione di numerosa documentazione cartacea di oltre cento interventi chirurgici e sull’audizione di decine di persone informate sui fatti. Soprattutto dipendenti Asl che hanno contribuito alla ricostruzione di procedure e passaggi.
Il meccanismo con cui si attestano i consumi di materiali, alla Asl di Teramo, è sostanzialmente ancora cartaceo. C’è un modello di carta che viene compilato per ogni intervento, di solito da un infermiere o un tecnico, che poi viene vidimato dal primario o responsabile e quindi inviato alla farmacia che “scarica” il materiale e lo toglie dal conto deposito per poi pagarlo alla ditta fornitrice. Una volta che il materiale sta per finire si fa richiesta di reintegro, cioè un vero e proprio ordine al fornitore. Procedure che oggi sono nel mirino dell’autorità giudiziaria che indaga per ricostruire i consumi gonfiati: ovvero più presidi pagati di quelli effettivamente usati in svariate operazioni chirurgich.
Va detto che contemporaneamente alle acquisizioni fatte dai finanzieri nei vari uffici della Asl altre ne sono state fatte negli uffici della ditta privata chiamata a fornire i vari dispositivi. Svariato materiale, dunque, già esaminato da investigatori e inquirenti che, anche con l’audizione delle persone infornate sui fatti, hanno avuto modo di delineare le prime ipotesi di reato di truffa e falso.
Ma l’esame della mole di documentazione non è finita: non è escluso che al termine l’autorità giudiziaria possa decidere di aggiungere la contestazione di altre accuse.
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