Contagi all’ospedale Mazzini Ora si indaga per lesioni colpose

La Procura individua una prima ipotesi di reato nel fascicolo aperto per ora contro ignoti Sotto esame resta l’applicazione dei protocolli, al via l’acquisizione di documentazione
TERAMO. Ora c’è una prima ipotesi di reato a connotare l’inchiesta sui contagi all’ospedale Mazzini nei primi drammatici giorni dell’emergenza coronavirus: la Procura teramana indaga per lesioni colpose.
In particolare, così come stabilito dall’articolo 590 del codice penale, per fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. E non è da escludere che, prossimamente, a questa ipotesi se ne possano aggiungere anche delle altre. Quello che fino a qualche giorno fa era un fascicolo aperto a modello 45 (ovvero senza ipotesi di reato né indagati) comincia a prendere forma e sostanza con le prime acquisizioni di atti e documentazione varia sui contagi registrati tra il personale e i malati e che tante polemiche e proteste hanno sollevato. Per ora gli inquirenti procedono ancora contro ignoti.
L’obiettivo dell’autorità giudiziaria (i titolari del fascicolo sono i sostituti procuratori Stefano Giovagnoni e Davide Rosati) è quello di verificare l’applicazione di tutte le normative relative alla sicurezza e di verificare una ipotetica violazione di disposizioni e protocolli. Obiettivo che perseguono molte altre Procure italiane che indagano sull’emergenza Covid, a cominciare da quelle di molte località del nord Italia.
È ipotizzabile che, con il passare dei giorni, in questo fascicolo possano confluire anche gli eventuali esposti che nelle settimane scorse sono stati preannunciati da alcuni familiari di pazienti contagiati durante i ricoveri (sempre nella prima fase dell’emergenza sanitaria). In queste ore l’autorità giudiziaria sta firmando le prime deleghe per l’acquisizione di documentazione e certificazioni a cui, così come avviene sempre, si affiancherà l’audizione delle cosiddette persone informate sui fatti che saranno ascoltate nell’ambito della prima fase di ricostruzione degli eventi che si sono susseguiti. E non è da escludere che, vista la complessità della situazione, la Procura decida – una volta acquisita tutta la documentazione – di affidare una consulenza proprio per verificare il rispetto di tutte le normative di sicurezza previste proprio nell’ambito di una emergenza sanitaria. Ma questa, per il momento, è una ipotesi ancora lontana. Per ora l’indagine si concentra sull’acquisizione di norme e protocolli attuativi per verificarne la corretta applicazione sia tra il personale sanitario sia tra i malati.
Una vicenda, quella dei contagi avvenuti all’ospedale Mazzini nei primi giorni dell’emergenza coronavirus, che tante polemiche e proteste ha sollevato a cominciare da quelle del sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto che in più occasioni ha evidenziato problematiche legate alla corretta applicazione di tutte le normative previste. Accuse che sono state sempre respinte dai vertici dell’azienda sanitaria con il direttore generale dell’Asl Maurizio Di Giosia che il giorno dopo la notizia dell’apertura dell’inchiesta commentò: «C’è una giustizia in tempo di pace e una in tempo di guerra. Noi abbiamo operato nel bene facendo tutto quello che c’era da fare. Ci affidiamo alla magistratura, ma io ho la coscienza a posto. Una cosa è certa: non ho mai mandato i dipendenti dell’azienda sanitaria alla guerra senza dargli i fucili per combattere».
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