Contratto della Cona dimezzato Il Comune: non abbiamo scelta

Il Pd attacca l’amministrazione per aver ridimensionato il progetto, l’assessore Cozzi replica «È impossibile espropriare l’ex fornace, possiamo realizzare solo piazza e percorso pedonale»
TERAMO. La rimodulazione del contratto di quartiere della Cona finisce al centro dello scontro politico. Dopo la denuncia del comitato civico della zona, secondo cui l'intervento di riqualificazione pubblico-pivato è stato di fatto azzerato dalla giunta per problemi tecnici ed economici, sulla questione intervengono la consigliera comunale del Pd Francesca Chiara Di Timoteo e l'assessore all'urbanistica Mario Cozzi.
La rappresentante dell'opposizione condivide le accuse mosse all'amministrazione dal comitato civico che contesta la delibera di riformulazione del contratto, dal quale è stato escluso il recupero dell'ex fornace Scimitarra ed altre opere d'interesse pubblico. L'atto, a detta di Francesca Di Timoteo, dimostra come la giunta «navighi a vista su qualsiasi vicenda importante». La rimodulazione, secondo la consigliera, non sarebbe stata concordata con il comitato di quartiere e favorirebbe solo il partner privato, il consorzio Cci Casa, e metterebbe a rischio lo stanziamento della quota residua dei cinque milioni di euro con cui nel 2004 la Regione ha finanziato il progetto. Di Timoteo, a nome del gruppo consiliare del Pd, chiede dunque l'istituzione di un tavolo tecnico che coinvolga anche i cittadini nella verifica delle risorse ancora disponibili e nella scelta relativa al loro utilizzo.
«Mi fa piacere tutta questa attenzione per il contratto della Cona», premette Cozzi, «ma in passato non è stato così sia da parte del comitato di quartiere, con il quale continuerò a collaborare, sia da parte del Pd». L'assessore allude al cambio di orientamento politico da parte di Corrado De Juliis, presidente di Cci Casa, che avrebbe rinfocolato l'interesse del centrosinistra per l'intervento. A parte la questione di "casacca", Cozzi sottolinea il fatto che la rimodulazione è stata definita con il comitato di quartiere dopo che la Regione ha sollecitato soluzioni, allo scopo di salvaguardare la parte pubblica. Il recupero dell'ex fornace sarebbe stato ulteriormente complicato dall'intervento dell'Arta che l'ha dichiarato sito a rischio d'inquinamento ambientale per la presenza di amianto. «Quello spazio non è espropriabile prima della bonifica da parte dei proprietari», osserva, «e comunque le condizioni sono cambiate rispetto a dieci anni fa». Il Comune non avrebbe la possibilità economica di ristrutturare e gestire l'ex fornace, mentre i vincoli imposti dalla Sovrintendenza ai beni architettonici impedirebbero l'intervento da parte del privato. Da realizzare, con i circa 1,2 milioni di euro ancora da spendere, resterebbero insomma la piazza e il percorso pedonale destinato a collegare le scuole del quartiere: l'istituto per geometri, il "Pascal" e la materna ed elementare "Fornaci". «Abbiamo deciso di scindere le attività private dalle pubbliche per poter concretizzare queste ultime», conclude Cozzi, «il Pd ci aiuti a ottenere l'assenso della Regione».
Gennaro Della Monica
©RIPRODUZIONE RISERVATA

